lunedì 11 luglio 2016

Anniversario di Srebrenica ai tempi della Brexit


L'articolo è dell'anno scorso. Quando l'anniversario era cifra tonda e dell'11 luglio a Srebrenica se ne ricordavano tutti. 

Ma la riflessione che connette Srebrenica all'Europa è ancora lì. Ancora del tutto valida e attuale ai tempi della Brexit. 

La riflessione la riprende anche "La nostra Europa era un'altra" su Internazionale del 25 giugno. E ricorda il movimento di solidarietà che si è creato. Fa piacere che lo si ricordi. Ma se parliamo di Europa e Balcani... c'è molto più segno di un'assenza e di un fallimento che segnale di futuro. 

E l'articolo di Gigi Riva (il giornalista, non il calciatore) Il declino dell'Europa è iniziato a Srebrenica  mi pare lo identifichi bene. 


Il secolo scorso, fin troppo lungo, aperto col genocidio armeno, è proseguito di orrore in orrore fino al genocidio politico dei desaparecidos argentini e a quello fintamente “etnico religioso” dei musulmani di Bosnia.  

Catalogare le vittime di quest’ultimo come figlie di un genocidio minore perpetua i malintesi e annacqua il giudizio su un episodio cruciale per il Continente. Né sono estranee a questa postura le colpe diffuse che vanno oltre quelle dei pianificatori e dei meri esecutori. 
Srebrenica era un’ “area protetta” sotto l’egida e per Risoluzione del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, dunque della comunità internazionale tutta. Se, nel 1993, si arrivò ad adottare un simile pronunciamento è perché si temeva quanto poi si sarebbe verificato di lì a due anni senza che ci fossero né la forza né la volontà politica di impedirlo. 
 

Un governo olandese cadde nel 2002, sette anni dopo, travolto dall’onda d’urto dell’inazione dei suoi soldati. Gli stessi a cui però, con ipocrisia sconcertante, nel 2006 venne consegnata la medaglia d’onore del proprio ministero della Difesa.
 

In mezzo, l’amara considerazione che Srebrenica doveva cadere per preparare il terreno alla pace di Dayton che sarebbe stata firmata dopo quattro mesi. E che ha sancito la spartizione della Bosnia-Erzegovina su base etnica. 
 

Un peccato originale che l’Europa sta ancora scontando e che al mercato della sopravvivenza dei suoi valori conta anche più degli indici di Borsa, degli spread e della stabilità dell’euro.
 
Perché è breve il passo tra la chiusura in clan tribali e i sigilli che si vorrebbero mettere alle sue frontiere esterne.