mercoledì 3 agosto 2016

All'ombra


Ombra con filo.

Vi sono circostanze in cui una forza pressoché infinitesimale è decisiva. Una collettività è molto più forte di un uomo solo, ma qualsiasi collettività ha bisogno, per esistere, di operazioni - l'addizione ne è esempio elementare - che si compiono unicamente in uno spirito in stato di solitudine. 
Questo bisogno dà la possibilità di una presa dell'impersonale sul collettivo, purché si sappia escogitare un metodo per farne uso. Chi è penetrato nell'ambito impersonale vi trova una responsabilità nei confronti di tutti gli esseri umani. 
Quella di proteggere in loro non già la persona, bensì ogni fragile possibilità di passaggio all'impersonale che la persona ricopre. Anzitutto a costoro deve rivolgersi l'appello al rispetto per il carattere sacro degli esseri umani. Infatti, perché un tale appello abbia un'esistenza, bisogna che sia rivolto a esseri in grado di udirlo. 

Simone Weil 

Allora Giona ucì dalla città e sostò ad oriente di essa.
Si fece lì un riparo di frasche e vi si mise all'ombra in attesa di vedere cosa sarebbe avvenuto nella città. 
Allora il Signore Dio fece crescere una pianta di ricino al di sopra di Giona per fare ombra alla sua testa e liberarlo dal suo male. 

Libro di Giona

Tu lo sai
si tu lo sai quello che vale 
oltre i silenzi e le parole 
fra noi 
che cosa vuoi che io ti dia
questa incertezza
o una maldestra compagnia 

Gianmaria Testa 

Settimana 3. Giorno 3. Cammino il pomeriggio. Da Buccinasco ad Assago passando da Gudogambaredo. 25.435 passi. 21,63 km. Il sole spacca le pietre e la pelle. A piedi. 

Foto mancata: un campo di riso, verde verdissimo. Brillante. Un cielo azzurro chiaro, quasi bianco. Sole. Un trattore (o simile) che passa lento. Mi è parso il ritratto di uno dei volti della Lombardia. 


Quasi un occhio. Per vedere indietro.
Acqua. Ombra. Muretto. Sosta.

Acqua che muove. Mulino.
Sole.