venerdì 24 febbraio 2017

Alleanza categoria biblica - Virgili



Appunti dall'intervento di Rosanna Virgili a #AcliBose2017 


Saluto con molta cordialità le Acli italiane. Ho una memoria molto affettuosa delle Acli perché più volte ho potuto partecipare ad una sorta di ritiri che una volta facevate (non so se questo si possa chiamare così) e poi tante sere mi è capitato di andare in giro per l’Italia per occasioni più locali.

Conosco un po’ la vostra realtà, vi sono grata per il servizio che fate, so di numerose persone che si rivolgono ai servizi che avete. Vi ringrazio come cittadina italiana, come credente, come cristiana, come appartenente ad una famiglia che si è arricchita da questo vostro taglio, che è assolutamente biblico: “la bibbia e il giornale”, la scrittura e l’attualità. La Parola di Dio, è assolutamente provocatoria per quello che riguarda l’impegno politico, sociale, nel mondo dell’economia, per il benessere della società in cui la chiesa vive.

Inizio con questo doppio ringraziamento per poi entrare in un tema così portante dal punto divista biblico. Antico e nuovo testamento, potremmo dire anche antica e nuova alleanza.

L’alleanza è un debito scritto nei nostri occhi.

Il testamento è il segno del rapporto tra padre e figlio. Quando i genitori cominciano ad invecchiare, lasciano ai loro figli un testamento, cioè una eredità. Nel testamento si stabiliscono le parti dell’eredità. L’alleanza è una eredità, un dono. E quindi l’alleanza in primo luogo esprime un senso della vita. E anche un’idea della vita che è tipica della Bibbia. La vita nella Bibbia è qualcosa che non può essere fruita dall’individuo, ma dalla famiglia. Per cui un uomo è figlio di un altro uomo (dico uomo per essere semplice, per non dire ogni volta essere umano, mi scuseranno le signore in sala, per maggior comodità, non voglio essere maschilista). L’essere umano è figlio di qualcuno, ha la vita come eredità. E poi è a suo volta un ponte verso il proprio figlio e poi verso i nipoti e pronipoti. La vita passa come una eredità, passa di padre in figlio. La vita dell’uomo ebreo conteneva i padri e i figli. La morte è un riunirsi ai padri. Quando diciamo alleanza prima di tutto dobbiamo pensare ad un debito che è scritto persino nei nostri occhi.

Thomas Mann in “Giuseppe e i suoi fratelli” scriveva: “Chi è quell’uomo di media corporatura, domandò Giacobbe, vestito nell’eleganza di questo mondo. Babbo, è il tuo figlio Giuseppe, rispose Giuda. Con dolore e con amore guardò a lungo intensamente il volto dell’egiziano e non lo riconobbe. Accadde però che gli occhi di Giuseppe per il lungo guardare si riempirono di lacrime Che gli scorrevano giù per le gote e quando il nero degli occhi fu tutto molle di pianto, ecco, quelli erano gli occhi di Rachele”. Negli occhi di Giuseppe, il padre, Giacobbe, riconosce gli occhi di sua madre, Rachele. Questo è una alleanza. Tutti noi abbiamo scritta negli occhi una alleanza.

L’alleanza è una questione estetica.

Vorrei iniziare legando una parola all’alleanza. L’alleanza è anzitutto una questione estetica nella Bibbia. Non è bello che l’essere umano sia solo (bello e buono nella Bibbia si identificano). L’ha detto Dio. E’ una questione estetica. Persino Qoelet, che è abbastanza un po’ misogeno, dice della donna che è amara più della morte, però persino il Qoelet riconosce che in due, quando si dorme, ci si riscalda. Il libro di Qoelet va letto con una lente estetica. Nel senso più vasto di questa parola, non estetistica. Se non c’è alleanza non c’è bellezza, non c’è compagnia, c’è miseria, c’è languore. L’uomo e la donna. Dio vede la sua creatura che era sola, anche se con  le tante altre creature con le quali aveva già apparecchiato questo giardino in Eden. Ma queste creature non sciolgono niente di questa solitudine. L’uomo non si apriva. Dio stesso deve inventarsi una alleanza. Riapre la sua creatura, fruga dentro la sua creatura, tira fuori da dentro e la mette davanti all’uomo, che sorride e canta la gioia, primo inno della Bibbia. E’ un inno di alleanza. Finalmente lei è ossa delle mie ossa e carne della mia carne. E’ la mia alleata. Voglio fare un aiuto, si dice, un aiuto che gli sia simile. E’ una alleata. Anche nel lavoro. Per lavorare si deve essere in due. Qualsiasi opera ha bisogno di una alleanza. A partire dalla vita.

Dio ha bisogno di alleanza

Quando Mosè viene chiamato da Dio, si schermisce. Sono 5 le obiezioni che porta. Dio vorrà allearsi con un popolo schiavo, l’alleanza la farà per condurlo in una terra dolce e spaziosa. Ma Dio ha bisogno di un alleato. Dio, quando vuole liberare Israele dalla schiavitù, ha bisogno di un altro. Mosè si schermisce. Lui fa tante obiezioni. Alla fine Dio lo capisce e dice: va bene, manderò Aronne con te, capisco, hai bisogno di un alleato, non puoi fare da solo…
Tutto è due, persino la parola di Dio diventa due “Una parola ha detto Dio, due ne ho udite”. Queste due parole che si ascoltano sono delle alleate. Perché la parola si realizzi bisogna che si stipuli una alleanza. Tutte le cose sono nate due a due. Il mare e l’asciutto…

L’alleanza ha bisogno di sapienza

C’è un fatto però, l’alleanza, che è la ragione dell’estetica della creazione, quindi anche della creatura, ha bisogno di sapienza per essere davvero realizzata. Diventa un compito di chi la trova iscritta dentro di sé. Non è bello che l’uomo sia solo, l’uomo sente la solitudine e deve uscire da sé per stipulare una alleanza. Non c’è niente di più difficile, niente che, partendo dallo statuto della antropologia e teologia biblica, è così difficile da realizzare. Ci vuole molta sapienza… sia per rendere opera questa alleanza, sia per scansare i rischi dell’alleanza.

Le derive dell’alleanza: invidie, gelosie e mormorazioni

Ci sono sempre delle derive. Cominciano già con Caino e Abele. La relazione della fraternità va costruita. A partire dal caso di Caino e Abele, la fraternità è un punto di arrivo, non di partenza. Avevano lo stesso sangue, ma la vera fraternità si ottiene con una alleanza. Fratelli si diventa. E abbiamo visto che non ci sono riusciti. La prima nemica dell’alleanza è la gelosia. Caino si ingelosisce del successo dell’offerta di suo fratello. La gelosia è qualcosa che può facilmente spezzare una alleanza. Gelosie, invidie e, direbbe Papa Francesco, mormorazioni.

Sara ed Agar. Sara moglie di Abramo, Agar è la serva. Lei stessa dà la serva ad Abramo, suo marito, perché potesse avere una discendenza. Poi però nasce Ismaele, 14 anni dopo nasce Isacco. Ismaele, figlio della schiava, gioca con Isacco, figlio della principessa. Giocano. Il gioco è un grande campo di alleanza. Quando i bambini giocano assieme fanno davvero alleanza. Che provengano da razze diverse o che siano di religione diversa. Ma anche qui, vediamo quanto è difficile. Sara si ingelosisce, non sarà mai che il figlio della schiava vorrà l’eredità? La tentazione viene dalla divisione di un testamento. Anche oggi, spesso, nelle nostre famiglie. Quante persone non parlano più con il proprio fratello o sorella, da decenni, anche i buoni cristiani, anche persone in gambissima. Però, quando si divide l’eredità, è un momento di prova. Dividiamo l’alleanza quando giochiamo l’alleanza sui beni. Sara scaccia suo marito e gli intima di scacciare questa serva con suo figlio. Ci vuole sapienza. Tutta la Bibbia è un grande testo sapienziale. Anche la legge, Torà, significa insegnamento. La sapienza è la maestra della vita. Anche la legge è frutto della sapienza. La legge è il dono all’interno dell’alleanza. La vita sta nell’alleanza, se non ci fosse l’alleanza non ci sarebbe vita.

L’alleanza come teologia dell’elezione

Anche il nome viene da una alleanza. Israele, seme di Dio. Giacobbe si chiamerà Israele quando si legherà a Dio. Adonai prende il nome quando si lega a questo popolo. Io mi sono legato a voi per amore, perché vi amo. Quando fa questo, il suo nome diventa Adonai. Significa io sono colui che è. Io sono quello che sarò nella relazione con voi. Questo è il nome di Dio. La persona è relazione nella Bibbia. Del resto Dio creò l’essere umano maschio e femmina. La sessualità, il genere, il sesso. Il sesso è già alleanza. Li creò esseri umani, maschio e femmina. Già sono due. Antropologia biblica. E’ un compito poi il riconvergere l’uno verso l’altro.

Sono tante le tentazioni di divisione. Diventa il compito più difficile. Il mandato di realizzarla. Sara stessa non ci riesce. Sara procurerà quella grande divisione che tuttora resta, tra i discendenti di Ismaele e di Isacco. Musulmani e ebrei e cristiani.

Quando parliamo di alleanza tra Dio e Israele, c’è una deriva che si può creare persino nel rapporto religioso. La proposta di alleanza del Sinai, Mosè, è molto significativa. Dio dice: vi ho sollevato su ali di Aquila, vi ho portato fuori dall’Egitto… se voi ascolterete la mia voce e custodirete la mia alleanza, il rapporto stesso con Dio, è una scelta libera il farlo, se voi farete questo, sarete il mio popolo. La parte mia nel mondo. E poi sarete un regno prescelto, un popolo santo, un popolo mio… qui potete vedere la teologia dell’elezione. Gli altri popoli sono di altre divinità, voi apparterrete proprio a me. Dio è unico, è l’unico, come si direbbe in amore. Come nel cantico dei cantici. Quando diciamo “il signore è uno” non è in senso filosofico. Tu sei l’unico, il migliore, l’incomparabile…. Però poi Dio dice: io sono un dio geloso. Anche Dio è geloso. C’è tutta una una parte di rapporto tra Dio e il suo popolo che può arrivare alle derive…

Le derive dell’alleanza: la legge dello sterminio

La fedeltà a Dio nella conquista della terra significa la legge dello sterminio. Significa che tu non ti dovrai contaminare con nessun popolo che è già lì. La Bibbia è complessa. La Bibbia è sapienza. Invia tutti noi a decidere e a vedere come si possa cadere in eccessi o in cose cruente. Come la legge dello sterminio. Era fondata su: il popolo conquista la terra. Che era abitata. I popoli indigeni di quella terra dovevano essere sterminati. E non si poteva prendere niente. Tutto il popolo veniva punito perché violava l’alleanza. Questo significava che questo popolo non si univa a nessun popolo. Questo è antico testamento… no, anche lì ci sono diversi messaggi, diversi modi di vivere questa alleanza. La legge dello sterminio, del non contaminarsi con nessun popolo (per esempio sposarsi con …) perché quello significava contaminarsi con la divinità di quel popolo…

Abramo: La sapienza viene dall’essere bisognoso

Però c’è una sapienza nel mettere in gioco questa alleanza. Che porterà a creare relazioni con i popoli cananaici. Ritorno al libro di Genesi. Abramo. Abramo si trova a vivere da straniero. E’ un uomo che vive una condizione di svantaggio. Lui era uno straniero. Che poteva fare? Poteva fare due cose: o usare prepotenza, operare atti di vandalismo nei confronti dei popoli che lì abitavano, poteva fare la guerra. Invece decide di fare una alleanza C’è una intelligenza in padre Abramo. Che gli viene dal fatto di essere bisognoso. E’ lui che è bisognoso di una alleanza, quando il rapporto comincia. Abramo è intelligente e scava un pozzo. La sua famiglia scava un pozzo, in un territorio di un re. Il re abusa di questo pozzo, e dice: tu sei straniero, hai scavato un pozzo, uso io questa acqua. L’acqua, la sete, è il primo luogo dove si fa una alleanza. La sete, il primo bisogno primario. Bisogno di acqua, siamo fatti di acqua. Il secondo sarà il pane. La bibbia è talmente sapienziale che attraverso dei racconti fa comprendere che l’acqua, che è un bene di tutti, ha bisogno di essere fruita con una alleanza. Abramo va da Abimelec e dice “Non è giusto che i tuoi servi abbiano usurpato il pozzo, non permettendo alla mia famiglia di bere”. Ad u certo punto si arriva addirittura ad interrare il pozzo pur di non far bere la famiglia del migrante che è arrivato.  Ma al pozzo troviamo un modo di vivere l’alleanza che logora la legge dello sterminio. E’ una intelligenza ciò che logorerà la legge integrista. Talvolta noi diciamo: per fedeltà dobbiamo respingere tutti quelli che non ce l’hanno. E’ una forma di fedeltà. Ma Abramo è più intelligente. Dice: quest’acqua serve a me e te. Abramo ha bisogno di Abimelec. Ma anche Abimelec ha bisogno di Abramo. Perché se non fosse venuto Abramo, il pozzo non ci sarebbe stato. Ma è Abramo, in condizione di bisogno, che ha la sapienza per fare il primo passo. Come nella lettera agli esiliati di Geremia. Invece di dire: adesso voi siete deportati nel paese dei nemici, difendetevi, chiudetevi in una enclave… no, dice: collaborate al benessere del paese che vi ospita. Perché dal loro benessere dipende il vostro benessere. C’è bisogno di sapienza.

Ruth e Noemi: l’alleanza è frutto del buon senso

Un’altra violazione dell’alleanza. Un’altra deriva. E’ il levitico, sono tutte leggi di purità, come il libro dei proverbi  “non farti accalappiare dalla donna straniera, perché lo straniero è impuro per statuto”. Anche Gesù ne patirà di questa concezione della purezza. Ma Noemi quando ci fu la carestia a Betlemme che fece? Andò a Moab. I suoi figli sposarono due moabite. E’ vero, c’è scritto non ti devi contaminare, ma poi si sposano con la donna straniera. Quando c’è la carestia, devo per forza emigrare. Arriva la carestia e l’intelligenza, la sapienza, il buon senso, dice che devi fare l’alleanza. Non puoi vivere senza. Non puoi vivere senza alleanze. Non puoi avre l’acqua e non puoi avere il pane, senza alleanza. Ecco cosa è l’alleanza: il frutto di una sapienza. Il frutto del buon senso. Noemi dice alle due nuore: restate qui e io torno in giudea. Ruth, la straniera, che fa? Si lega a doppio filo a sua suocera. Il libro del Siracidre dice: due sono le cose difficilissime. La terza lo è di più. Andare d’accordo con un vicino, non litigare con il fratello quando si divide l’eredità e che una nuora vada d’accordo con la suocera. Però ci sono Ruth e Noemi. Ruth segue Noemi e dice: Dove tu andrai, io andrò. Io tuo popolo, sarà il mio popolo. Il tuo Dio, sarà il mio Dio. E’ il dio dell’alleanza. Questo Dio sarà il dio di due donne: la straniera e l’oriunda, che hanno capito che il loro vuoto, di cibo e di figli, si colmerà proprio in virtù di questo patto. Le parole di Ruth sono un formulario di alleanza.

Anche il ricco ha bisogno dell’alleanza, ma se ne accorge dopo il povero

Anche il ricco ha bisogno dell’alleanza, ma se ne accorge dopo. Il povero se ne accorge prima. Il ricco ha bisogno dell’iniziativa del povero. Ecco perché nella Bibbia i poveri sono così importanti. Il povero è quello che sa di non potersi dare la salvezza da solo. Il presente. L’acqua, il pane… la Laudato si, il primo tema è l’acqua. Se non c’è condivisione,  si rischia tutti di morire di sete, non solo quelli della fascia centrale dell’africa. Ringraziamo i poveri, anche quelli che salgono qui da noi. Perché ci ricordano che bisogna fare delle alleanze.

La deriva della alleanza: la corruzione

La corruzione è una nemica dell’alleanza. In Isaia 1, c’è il lamento funebre su Gerusalemme, come mai? Perché? Perché è diventata una prostituta. La città fedele ha sciolto l’alleanza. Che ha fatto? Come è stato possibile? Ha seguito altri Dei? No, non si dice. Si è corrotta. La corruzione è una mistificazione dell’alleanza. E’ un tradimento coperto, io ti tradisco ma non si vede. Questa è una cosa aborrita dai profeti, al punto che Dio, per bocca del profeta, dice: non sopporto le vostre feste, i vostri sacrifici, non voglio che veniate più al tempio, perché i vostri sacrifici sono corrotti. I tuoi capi non stanno più nell’alleanza. I tuoi capi, cioè quelli che dovrebbero garantire la fedeltà, non stanno dentro l’alleanza. A parole si, ma nella realtà no. Perché sono complici di ladri. La corruzione è la frattura di una alleanza a favore della complicità. La complicità è la corruzione della alleanza. Nella Bibbia nessuno infrange l’alleanza positiva che ha scelto, senza legarsi con una complicità. Nessuno infrange per stare solo. Comunque c’è già sempre l’attrazione di un complice, che sono dei ladri, è un usurpatore. Come si vede la deriva? Dal fatto che i capi non rendono più giustizia all’orfano, che la causa della vedova a loro non giunge. Chi sono gli orfani, la vedova, gli stranieri, i poveri ed i leviti? Sono le 5 categorie di cui un re si deve occupare. Perché le altre categorie sanno difendersi da sole. Ma il re è il padre dei poveri. Perché queste sono le persone emblematiche. Sono coloro che, anche dal punto di vista del diritto, non ce la possono fare a vivere da sole. Da dove si vede che i capi sono complici di ladri? Una alleanza è sempre a tre. L’alleanza la fa il popolo con Dio, ma mentre la fa con Dio la fa anche con i fratelli. Questo è molto chiaro. E può essere molto utile per noi e per i nostri politici. Se la vedova non riesce a fare arrivare la sua causa. Non solo non la vince. Ma se non riesce nemmeno ad intentarla, l’alleanza è stata corrotta.
L’alleanza è una lealtà. Il capo ce l’ha verso il suo popolo. Quando Gerusalemme verrà distrutta, i profeti diranno: perché? Il superficiale dice: è stata distrutta perché l’esercito di Nabucodonosor è più grande. Ma, no, i profeti non dicono questo. E’ stata distrutta perché era già come un vaso crepato. Un vaso che sembra intatto ma basta fare così e si rompe. Non c’era più il collante, non c’era più giustizia e diritto. L’alleanza è giustizia e diritto.
Ma i profeti non accusano solo i capi. Certamente, i capi in primis. Poi i sacerdoti. Perché sono quelli che dicono che l’alleanza è un impegno preso con Dio. E attraverso cui Dio si è alleato a sua volta con noi. Ma non con qualcuno di noi, non con una corporazione, non con la casta sacerdotale. Dio si è alleato con tutto il popolo, con la vedova, con l’orfano, con lo straniero. Quindi il destino di questo popolo è stato giurato. Dio se ne prende cura. Ma il sacerdote che viene al tempio con le mani sporche di sangue, pretende di corrompere Dio. Pensa che Dio sia corruttibile. Cercate di dare a Dio la vostra parte. Per metterlo a tacere. Questa è la perversione del culto. La perversione del culto è uno dei delitti più gravi nei confronti dell’alleanza.
Il sacerdote inciampa di giorno, il profeta inciampa di notte. Il profetismo era un po’ il giornalismo di ieri. Oggi abbiamo la post verità. La responsabilità dei capi, dei sacerdoti e dei profeti. Il profeta è la sentinella. Ha un ruolo. Deve dire. Deve trovare dove è lo spacco della alleanza. Deve dire dove c’è una relazione saltata, questo deve fare il profeta, questo deve fare la chiesa nella società. Non cristianizzare. Guarire le ferite. 
E poi, però, tutti i profeti dicono che tutto il popolo è corresponsabile. Tutti hanno peccato.  

La deriva dell’alleanza: il potere

Nella comunità cristiana quando c’è l’alleanza? Cosa rompe l’alleanza? Non è il sangue, il sacrificio. Il sangue nell’alleanza c’è sempre stato. Gesù dice “Questo calice è la nuova alleanza”. Nel suo sangue c’è l’alleanza. Ma che succede subito dopo nel vangelo di Luca? Quella stessa sera, subito dopo che Gesù ha pronunciato queste parole, si racconta un fatto: uno di voi mi tradirà. E lì tra loro nasce il sospetto. Questo è già un segno molto chiaro e molto negativo. E’ interessante perché lì mi sarei aspettata dai 12, quanto meno dagli 11 (Giuda si era già fatto complice)… invece loro si guardavano l’un l’altro con sospetto. Chi sarà di noi? Il sospetto è il segno della fine dell’alleanza. Loro formavano una famiglia. Gesù se ne era andato dalla famiglia e si era legato con loro. Gesù sta per morire e loro discutono tra loro di chi fosse il più grande. Anche questa è una bella botta. Il potere è un nemico dell’alleanza. Non sto dicendo l’autorità. Che serve. Il potere significa: chi di noi è il più grande? Gesù stava andando a morire, c’è un gran cattivo gusto, lui stava andando a morire, lui muore, lui è il capo, e loro… chi di noi è il capo? Che vuol dire, se lui muore, chi diventa il capo di questa comunità? Si era rotta la loro alleanza tra loro ma anche con Gesù. Poi Gesù fa un ultimo atto di sapienza e di carità, spiega “I re delle nazioni le dominano. Tra voi non sia così. Chi vuole essere il primo, sarà il servo e sarà il diacono. Io sono in mezzo  a voi come un diacono”. E quindi Gesù mostra il come in una comunità sia possibile fare una alleanza. Nella diaconia vicendevole. Il servizio rende possibile una alleanza. Le complicità sono fatte di rapine e interessi individuali. Si litiga per spartirsi il bottino. Nella comunità come va poi dopo? Atti 15. Il Concilio di Gerusalemme. Il concilio cosa mostra? Quel sangue si trasforma in parola. Davvero il vangelo è parola, annuncio, kerigma, questo kerigma asciuga quel sangue. Il suo sangue, che ha offerto come atto di amore estremo, si trasforma in parola. Basta con i sacrifici. Senza alleanza ci sarà sempre sangue e sempre sacrificio L’alleanza diventa parola e diventa comunione. Non devono essere più divisi. Ecco il significato eucaristico dell’alleanza.  

Per fare alleanza bisogna discutere animatamente e dissentire

Il concilio di Gerusalemme, alla fine del primo viaggio missionario di Paolo, ci sono delle divisioni molto forti, grandi scontri, sono già morti Stefano e Giacomo. Poi queste divisioni cominciano a maturare anche nella comunità cristiana. Perché nella comunità ci sono quelli che vengono dal giudaismo e quelli che vengono da altre culture. Le divisioni crescono dentro la counità. La prima comunità cristiana è a Gerusalemme. Il cristianesimo è un pollone dell’albero del giudaismo. Se non vi fate circoncidere, non potete essere salvati. Bisogna osservare la tradizione. La salvezza viene dalla circoncisione. Parlano ai cristiani. E’ l’idea che nella comunità non si devono fare riforme. Bisogna mantenere, conservare quello che c’è finora. Quanto è difficile riformare. Il concilio di Gerusalemme c’è riuscito. Quello che è accaduto può ancora accadere. Sapienza ebraica. Ma stavolta in positivo. C’è stata una riforma. Può esserci ancora. Fino ad allora nella chiesa di Gerusalemme si facevano circoncidere. Ma i non giudei non volevano circoncidersi. Allora, che facciamo? Lo scisma? Erano talmente rigidi nelle loro posizioni che bisognava dividersi. Come fanno in questo primo concilio? Paolo e Barnaba dissentivano e discutevano animatamente. Per fare alleanza bisogna discutere. Forse questo la chiesa cattolica l’ha un po’ perso, pensando che la fede sia acquiescenza. Invece la fede non è consenso, è anche dissenso. La fede vive di alleanza, non di consenso. L’alleanza prevede che tu abbia un nome ed io te lo riconosca. E tu abbia una tua idea, e un tuo diritto di parlare ad un concilio. Al concetto di alleanza sottostà l’idea dell’altro. Altro come qualcuno anche che si contrappone a te. Loro dissentivano, discutevano. E fu stabilito che salissero a Gerusalemme. Per fare alleanza bisogna vedersi in faccia. Trovarsi. Come va a finire? Con Pietro e Giacomo, le autorità della chiesa di Gerusalemme. L’alleanza ha bisogno anche di riconoscere l’autorevolezza di alcune persone. Perchè la comunità possa riformarsi deve accettare la autorevolezza di un Pietro. Pietro ha ascoltato la grande discussione. Hanno discusso. Si sono visti. Tutti hanno potuto parlare. Tutti sono stati ascoltati. 

Ad un certo punto Pietro si alza e dice: per bocca mia le nazioni ascoltino. Qual è la differenza tra chi esercita il potere e chi esercita l’autorità. Chi esercita il potere domina. Chi esercita l’autorità è un collante. Pietro si mette in mezzo. Pietro dice: viene da Dio il fatto che i pagani possano avere la salvezza come noi, perché hanno avuto lo Spirito Santo. Di cosa era fatta l’alleanza? La circoncisione era il segno dell’alleanza. Il giudeo ne faceva un segno elitario. Di chiusura. Di esclusione. Per sé. E per non riconoscere la possibilità che Dio si alleasse anche con gli altri. Pietro dice che il segno dell’alleanza è lo Spirito Santo. L’alleanza da esclusiva diventa  inclusiva. Perché pur non avendo osservato tutte le leggi di purità, sono stati purificati con la fede. Chi ha creduto è entrato nell’alleanza. L’alleanza ha bisogno di fede. Della fede, della speranza e della carità. E Ha bisogno della sapienza. Per noi la chiesa non ci sarebbe stata se non ci fosse stata la riforma del concilio di Gerusalemme: una alleanza che non rispondesse ad una legge di privilegio, di gelosia, di esclusività e quindi di cancellazione di tutti, per difesa. Ma una alleanza di inclusività, accoglienza, apertura. E’ questo che renderà solida la comunità cristiana. Pietro dice: noi crediamo che per grazia del Signore Gesù siamo stati salvati. Non imponete un gioco che noi stessi e i nostri padri non abbiamo saputo portare.

Pietro, Giacomo, Paolo, Barnaba. Non c’è mai un uomo solo al comando nella comunità. Soprattutto quando si vogliono fare riforme. C’è Giacomo: per favore, non importunate, questa alleanza è già fatta. Barnaba e Paolo hanno vinto. La riforma c’è stata, non bisognerà farsi circoncidere, saremo salvati dalla grazia, dal sangue.  E’ anche un capolavoro di diplomazia. E poi ci sono anche le mediazioni, i piccoli compromessi.  Alcune cose della tradizione restano…


Sul sito www.acli.it La registrazione integrale dell'intervento