venerdì 28 aprile 2017

Neofascismo post moderno

Sempre il sociale è stato accusato di legittimarsi e mantenersi sulle disgrazie altrui. 
Sempre il sociale ha saputo di dover unire l'azione pratica in emergenza con l'analisi e la denuncia e con la proposta politica. Più recentemente ha capito di dover anche saper gestire bene e direttamente la comunicazione.
Per essere efficace. E per non essere involontariamente complice. 
Oggi c'è un sociale che a fronte dell'emergenza sta mettendo in pratica risposte concrete di emergenza:
- chi con le navi
- chi con i corridoi umanitari
- chi con l'accoglienza
- chi con corsi di italiano, visite mediche, pacchi etc...
E lo stesso sociale sta denunciando l'insostenibilità della situazione.
E sta formulando proposte politiche sia su grandi orizzonti che su piccole cose immediatamente possibili. 
Come tutelare quanto meno i minori.
Come escludere dal rischio di caduta in irregolarità almeno i nati, cresciuti, integrati in Italia.
Come superare la Bossi- Fini...
Il sociale sa che l'opinione pubblica conta. Per cambiare le leggi e ottenere i fondi. Ma sa anche che se c'è qualcosa da fare va fatto. Pure se non ci sono soldi strutturati, pure se non porta consenso immediato e di massa. Pure se il modo possibile di farlo non è perfetto. 
La politica sta facendo lo stesso o sta inseguendo, assecondando (e quindi nutrendo) le paure, la pancia, gli istinti, gli interessi personali o le tattiche di piccolo cabotaggio... ? 
Il sistema di comunicazione che contributo sta dando all'analisi e alla comprensione dei fenomeni? Come si fa giornalismo nel 2017? Commentando e rilanciando ciò che si trova sui social o in conferenze stampa? O facendo analisi autonome di dati? Andando ad osservare direttamente fenomeni. Costruendo reti di informazione internazionali? 
Sono sempre stata molto (auto)critica sul sociale. E sono davvero molto consapevole dei limiti che abbiamo e del fatto che c'è urgente bisogno di profonda trasformazione in noi. 
Ma oggi il problema non siamo noi. 
E attaccare chi prova a fare qualcosa ha l'obiettivo palese di isolare e scoraggiare chi fa e disincentivare nuove azioni e pensieri liberi.
L'unica risposta possibile è continuare a fare e pensare. Aumentando la connessione (anche trasversale ed internazionale) tra chi fa. E aumentando il livello di analisi, informazione, denuncia e proposta. 
Questo presente è un tempo di forme di neofascismo post moderno che facciamo ancora fatica a riconoscere.  

Lo scrivevo il 25 aprile. È tempo di resistenza.