venerdì 21 luglio 2017

Estroflessi, postmoderni, precari, non da soli - Mauro Montalbetti


Non facciamo cose particolari. Se non nelle modalità comunicative (canale social, whatsup, youtube…) ma questo è indicativo di un ragionamento. Ci troviamo davanti a generazioni in cui c’è un mutamento anche antropologico. Dobbiamo dare per acquisito il carattere di parzialità di coinvolgimento. Oggi c’è, domani non si sa. O assumiamo questo paradigma o creiamo aspettative che resteranno deluse.

Le Acli hanno una storia nobilissima, ma che ha le radici nella prima repubblica, anche prima della repubblica. Oggi  le grandi narrazioni fanno fatica a coinvolgere e mobilitare i giovani. Mentre, ormai ci sono letterature di decenni, sono gli obiettivi specifici, le campagne specifiche su singoli temi, il nodo dei diritti le cose che più mobilitano.

Oggi le proposte che facciamo sono anche legate alla preparazione, alla crescita, ci sono crediti formativi, aspetti che mobilitano  e che danno un senso anche pratico all’impegno. Altrimenti resta la testimonianza, che diventa prima elitaria, poi solitaria.

C’è una semplificazione dell’ingaggio che deve tenere conto della mutazione di fondo. Il che non vuol dire non far passare elementi valoriali nell’esperienza. Le mutazioni si susseguono velocemente. Vorremmo avere più tempo per trasmettere. Ma i ragazzi arrivano da un anno all’altro che sono già cambiati. Vorremmo avere più disponibilità… ma non c’è tempo. Parzialità è anche provvisorietà. E quindi serve saper affrontare questa modalità.

Serve sapere che c’è una delega che può essere sempre ritirata, la delega non è per sempre. Accountability. Oggi c’è fiducia, domani potrebbe non esserci. O abbiamo forza e strumenti per metterci in discussione sempre o si rischia molto. Tra le cose positive che ha Ipsia c’è un dato che ha mutuato dalle Acli, ed è sapersi rimettere in discussione, sempre. Fare verifica, fermarsi sul ritorno di ciò che si fa.

Il tema dell’identità
Questa organizzazione come si vede tra 2-3-5 anni? Come si pensa? Che tipo di ingaggio pensa di mettere in atto di fronte alle giovani generazioni? Sapendo che lo stesso tema del lavoro, per come l’abbiamo declinato noi, rischia di non essere un ingaggio su cui aggregare i giovani. Siamo alla seconda generazione a cui viene offerta una sistematica provvisorietà. E’ inutile dire che l’identità è il lavoro, quando il lavoro non c’è. Lavoriamo con l’identità debole. Il reddito non è sufficiente. Il reddito non ne fa di per sé un elemento centrale dal punto di vista identitario.

Quali sono gli elementi delle fratture che ci sono nella società contemporanea?  Il lavoro è un pezzo, ma non tutto. Le issue hanno a che fare con il tema dell’identità, anche di genere. Al di là del folclore, il gay pride è diventato un momento di mobilitazione dei giovani nelle fasce metropolitane. Il tema della libertà individuale, dei diritti…

Sapere anche declinare forme di partecipazione che si rendono conto di cosa è oggi la crescita di un ragazzo, che fino a 25 anni ha nella dimensione universitaria, assieme a quella familiare, il centro. Vedere come questo viene declinato in termini di opportunità, pulsioni, desideri.

Noi, come altri, dobbiamo in qualche modo far conoscere le nostre opportunità, ma sapere anche declinare le nostre opportunità in una modalità comunicativa che è in grado di interagire con i ragazzi. Non vuol dir buonismo. Non vuol dire che va sempre bene tutto ciò che portano i ragazzi. Ma vuol dire vederli per quel che sono.

Le proposte:
Permettere di fare esperienze di conoscenza all’estero.
Permettere di fare esperienze di gruppo.

L’abbiamo sempre detto, Terre e Libertà e il servizio civile sono esperienze soprattutto formative per chi le fa, oltre che di conoscenza del contesto. Si tratta, in qualche modo, sempre più di strutturare e di meglio comunicare.

Le identità sono discontinue. Dobbiamo appropriarci di questo elemento di leggerezza e fragilità. Che non vuol dire leggerezza di contenuti.

Lo Ius soli o altri temi che le acli sostengono, mobilitano. Sono modalità con cui cerchiamo di far promuovere elementi di riflessione, emancipazione, coinvolgimento su quello che è poi il temi su cui ci si confronta. La cittadinanza attiva.

In chiusura mi sento di di dire che si deve assumere che non è attraverso l’aggregazione classica (il circolo e il tesseramento classico) la modalità con cui aggreghiamo.

IPSIA non chiede tessere. Non chiede una adesione a prescindere.
Ma a partire dal coinvolgimento operativo su alcune possibilità esperienziali, dà poi, se è capace occasioni anche per una crescita dentro l’organizzazione. E anche rispetto alle Acli ci sono state esperienze positive, ci sono presidenti provinciali che arrivano da questa esperienza.

Ma assumendo fino in fondo questo elemento post moderno. Questo è il nostro ingaggio. Non pretendiamo di insegnare agli altri. Noi così siamo riusciti a coinvolgere all’estero una serie di generazioni, tanto che ormai abbiamo uno storico consolidato su cui svilupparci.