domenica 16 luglio 2017

19. Il problema è "contemporaneamente" - Ivana Paganotti

Sono un'insegnante di scuola media.
Parlerò di analogie. 

Analogie: veri processi cognitivi. Anzi, qualcuno li considera il motore stesso del pensiero.

Si fa con ciò che si ha. 
Si lavora su quel che c’è.
E’ un ottimo principio di metodo. 

Gli insegnanti e gli educatori si trovano in classe. Non possono permettersi il lusso di dividere in parti i propri studenti, devono affrontare contemporaneamente i loro stati sociali, emozionali e intellettuali, usando contemporaneamente livelli di analisi comportamentali, cognitivi, emotivi…diversi. 

Il problema è "contemportaneamente".
Una volta scelta questa strada, la domanda è "come"?

Il come si declina in:
cosa fare
quando
con chi
perchè
(dove perchè intende sia le finalità che i motivi).
Questa declinazione aiuta a scegliere. 
Aiuta a domandarsi perchè fare una cosa e non farne un’altra. 
Uscendo dalla casualità (faccio ciò che viene).
E dalla comodità (faccio ciò che ho sempre fatto, ciò che so fare).

Non metodi ma spettri metodologici. 
Pensare ed agire globale.

In fondo tutto si basa su credenze.
Sei un insegnante. 
O tu credi che i ragazzi sanno costruire cultura, o è meglio cambi mestiere.

Credenze, principi, valori. 
E poi conoscenze.
C'è bisogno di un aggiornamento professionale continuo. 
Ci sono anche le conoscenze scientifiche, quelle tecniche, quelle metodologiche. 
Se tu vai in ospedale ed un chirurgo ti opera con strumenti e metodi di 30 anni fa, tu lo denunci.
A scuola non succede.

Ci sono le passioni. 
Poi c’è il pensare e l'agire locale
Cioè c'è la situazione in cui ti trovi.

Le caratteristiche dello studente
le sue credenze, i suoi atteggiamenti, i  vincoli materiali e temporali. 

Ci sono gli obiettivi
Le strategie
Le tecniche e gli strumenti.  

Sono tutti livelli che interagiscono tra loro. 
E con un livello più specifico che riguarda l'agire cooperativo.
O l’agire specifico cognitivo. O anche l’agire disciplinare. 

E' stata fatta una ricerca sugli studenti: 
Mi sento escluso
mi annoio
non partecipo
non capisco.

Anche queste sono questioni interconnesse. 
Se non sto bene, ho difficoltà a capire.
Se capisco, ma mi annoio, non sto bene. 
Se non capisco, mi annoio, non mi sento bene.
C’è circolarità. In ogni caso qualcosa non ha funzionato.

L'80% degli adulti oggi non è in grado di capire un articolo di giornale.
il problema da affrontare è il capire nel primo ciclo di scuola. 
il capire è essenziale.
Essere in grado di comprendere è un obiettivo della scuola.
Ma essere in grado di comprendere non è un problema scolastico. 
E' un problema di cittadinanza e di inclusione sociale.
se non capisco il mondo in cui vivo, sono escluso. 

Cosa cercare di fare? quali ambienti quotidiani di apprendimento creare? Quali stili quotidiani?
Oggi a scuola sono entrate molte attività extracurricolari.
Interessanti. Ma poi restiamo con il cerino in mano sulla quotidianità.
la quotidianità è lunga e può logorare se non è ben gestita.

Capire. prendere e comprendere.
cavium è il bandolo della matassa. il filo che tiro per sciogliere il groviglio.
capisco attraverso i processi metacognitivi superiori.
intuizione. ragionamento.

La comprensione è sempre contemporaneamente cognitiva, emotiva e relazionale. 
capire è motivante. 
se capisco sono soddisfatto e contento.
capire dà motivazione. 

Sono qui in questa classe e finalmente capisco.
quando non succede, quando non capisco niente, mi sfaldo
mi disintegro, mi disperdo (Pennac).
Interessante connessione con la dispersione scolastica.

Situazione classica. La maestra dice: mettete via tutto e prendete la penna. Verifica. 
L’insegnante pensa di assegnare un compito cognitivo, si trova davanti uno  tsunami emotivo.
Chi si spaventa, chi si lamenta, chi provoca, chi si agita...
E’ successo qualcosa tra provocazione e risposta, nell’organismo. 

Feuerstein - pedagogista. 
Si è occupato di bambini dopo la seconda guerra mondiale.
che arrivavano in Israele dopo aver perso vari anni di scuola.
Ha creato un metodo. Che sottolinea che tra lo stimolo e l’organismo c’è una mediazione umana. 
Una mediazione che io individuo in 4 M:
Metodo
Mediazione
Metacognizione
Metacomunicazione 
(il metodo è nell’input e nell’output).
(contemporaneamente. Mediazione educativa e mediazione meta comunicativa che si gioca sull’alleanza con lo studente. io cerco di mettermi nei suoi panni. di capire cosa prova e quali sono i suoi bisogni ed esigenze). 

In questo momento storico i bisogni ed esigenze di ragazzo 11-14 anni sono: essere accettato, sentirsi incluso e partecipe, possibilmente essere sempre il primo, essere visibili, filmati, visti proiettati sulla lim, avere successo, essere protagonisti, essere protagonisti attivi, essere intermittenti... 

Mediazione di tipo media cognitivo
Mediazione di tipo organizzativo.

Attività: estremamente quotidiana. 
Geografia. ma può essere qualsiasi cosa.
  1. suddivisione di lavoro in coppie con un certo margine di scelta degli argomenti. Avevo già suddiiviso in argomenti più piccoli. Ho fatto un elenco di sottoargomenti e ho lasciato libertà, sia di mettersi in coppia, sia di scegliersi gli argomenti. Quindi già lì ho messo in conto un certo tempo di discussione. La discussione e il mettersi d’accordo non è perdita di tempo. Fa parte del gioco, dell'apprendimento. 
  2. Ci spostiamo di aula. andiamo in aula computer. Quindi facciamo un certo movimento. siamo attivi. Anche questo nasce da un contingente, non ci sono computer in tutte le aule. Ma risponde ad un bisogno. Non è perdita di tempo. 
  3. A coppie preparano una presentazione in pp, scelgono le immagini da internet. Possono consultare anche il libro. Perchè in internet c’è tutto e a 11-14 anni può essere utile avere una traccia per orientarsi nel tutto, il libro serve per avere una guida. Li aiuta a trovare le informazioni essenziali. A non perdersi. Metto in conto almeno un paio d’ore di lavoro. Quindi si lavora su più giornate. 
  4. In una giornata successiva cambiamo aula. Andiamo in aula lim. Anche qui, non c’è la LIM in tutte le classi. ma meglio così. Si fa un po’ di iperattività. Lì i ragazzi fanno vedere i loro lavori. Che non sono completi. E' sempre lungo fare una presentazione. Feuerstein parla di una esercitazione breve. Quindi abbiamo bisogno di spezzare. Dopo che sono state date le prime regole, io inizio ad esercitarmi su qualcosa. Per un periodo limitato. Mi fermo. L’insegnante aiuta il gruppo ad esaminare cosa è stato fatto. C’è un controllo e una correzione collettiva dei lavori. A questo punto sono spesso spesati: come, li guardiamo mentre non sono ancora finiti? come mai? Invece è utilissimo. Il fatto che il tempo sia breve permette di fare apprendimento. Il fatto che non siano finiti permette di vedere diversamente la correzione. Non è voto, non è giudizio, è supporto. Poi intanto tutti vedono i lavori singoli. Vedere tutti i lavori di tutta una classe sarebbe lunghissimo. Si vede qualcosa di ciascuno. Ma loro a partire da quello faranno analogie. Correggendo alcuni, loro faranno analogie sul proprio. Analogia tra il proprio e quello altrui. Analogia tra una parte e un'altra parte. Analogia tra una parte e il tutto. 
  5. Si torna al computer e ogni coppia completa. 
  6. Quando tutti completati si espongono tutte le presentazioni. 
  7. Durante le presentazioni chiedo ad ognuno di prendere degli appunti sotto forma libera: schema, tabelle, punti… come preferiscono (questo implica che prima siano stati fatti lavori sulle mappe concettuali). Gli appunti servono per tenere l'attenzione. Ma anche perchè ogni coppia non si è occupata dell’intero. Ognuno ha trattato un pezzo diverso. 
  8. A casa viene assegnato un ripasso individuale, a partire dagli appunti ed eventualmente sul libro
  9. Al termine, classicamente, la verifica scritta. Che consiste in un testo espositivo di confronto tra i tre paesi studiati. Con o senza appunti. Perchè non è un lavoro facile. Aver assimilato i singoli paesi. E riuscire a fare un confronto. Non è facile a questa età. Usare gli appunti è un aiuto. Ma implica che prima si sia appreso a prendere appunti bene. E che li si siano presi.  Per aiutare le prime volte faccio anche fare un confronto sugli appunti, in modo che vedano diversi modi di prendere appunti. Permettere di usare gli appunti nella verifica mi permette anche di evitare di dare prove differenziate. Abbiamo sempre in classe alunni con dislessia, portatori di handicap, Abbiamo sempre in classe casi di handicap, di dislessia. Lasciando la possibilità di scegliere ognuno sceglie come affrontare la prova. Ciascuno diventa consapevole della propria capacità e anche responsabilità. E non abbassa le competenze. Riuscire a farlo senza appunti viene comunque percepito come sfida. Non tutti usano gli appunti. E anche chi li usa le prime volte, le volte successive ci prova a non usarli più. 
  10. Nella stessa verifica chiedo anche una riflessione sul metodo. Chiedo di analizzare i processi. 
In tutto questo lavoro c’è una mediazione organizzativa. C’è una strutturazione di spazio/tempo funzionale all’interazione. C'è alternanza di supporti (materiali  e non). C'è alternanza di ritmi di lavoro (individuali, regolativi, cooperativi, informativi, metacognitivi). C'è una parte di tolleranza di una parte di caos. C'è una parte di offerte di possibilità di scelta. C'è una esibizione pubblica, quanto meno di fronte alla classe.  

Alfabeto metodologico. 
è questo alfabeto che mi permette di organizzare attività diverse ma tenendo conto degli stessi processi. 
Processi che se vengono ripetuti diventano uno stile. 
Uno stile è dato da qualcosa che si ripete. 

C’è stata mediazione educativa. 
Alleanza con lo studente.
Passa dall'assunzione dei loro bisogni. 
Passa anche dall' apprezzamento di ogni tentativo. 
Nella sperimentazione breve si giudica, ma l’errore è utilizzato per migliorare. non per valutare, non per dare un voto. 
Assistenza personale e personalizzata nello svolgimento del compito
(mentre loro lavorano l’insegnante non è impegnato a trasmettere, e non è in pausa, si può occupare delle coppie)

mediazione cognitiva
compito mediamente complesso. non troppo complesso. non facilissimo. 
Un range di difficoltà in cui ognuno può collocarsi. 
C’è stata visualizzazione tra i concetti. 
Esemplificazione delle procedure. 
Feedback individuale e collettivo. 
Apprendimento di autoregolazione. 

tutto questo crea che sia un laboratorio.
non è stato chiesto di acquisire informazioni.
è stata una esperienza di apprendimento. 
si deve farlo in pubblico, la classe.
per cui si cerca di farlo il meglio possibile.

fare in pubblico ha un suo peso.
Mi è capitato di fare teatro con i bambini
Vai avanti a fare prove e non sanno mai la parte
Poi ho lavorato con un regista che mi ha detto: 
Stai tranquilla.Il giorno dello spettacolo tutti saranno pronti.
Il giorno dello spettacolo nessuno vuole fare la figura di chi non sa la parte.
Se il lavoro ha una spettacolarizzazione viene fatto con un altro spirito. 
La spettacolarizzazione non funziona con tutti ma è una modaità di lavoro che agisce sulle motivazioni anche di coloro che non sono motivati.

riduce l’ansia
alleggerisce la fatica
favorisce l’appartenenza al gruppo
moltiplica la produzione di idee
permette di copiare le idee dagli altri

costruire gli indicatori.
perchè aiuta a lavoare su capacità costruttive.
strumento grafico non è compilazione.
strumento grafico è operazione della mente.

tutto sempre prima a mano. 
aiuta anche a non imparare il libro a memoria.

oggi la scuola più che flussi di nozioni deve diventare flusso di esperienza.
insegnare a pensare. 
dove pensare significa pesare. 
insegnare a capire e a pensare.
cioè a pesare con la mente le emozioni, i sentimenti, le convinzioni, le idee…

l'imitazione è una autostrada di apprendimento.
anche prima del metodo.
poi il metodo aggiusta il tiro.