giovedì 31 agosto 2017

Circuiti economici solidali



Non saprei se definirlo “un libro teorico” o “un libro concreto”. Direi che non è un libro facile, ma che è un interessante tentativo di recuperare e rielaborare una prospettiva, a partire da esperienze e prassi vissute e sperimentate. 

E’ un libro di matrice latino-americana, anche se parla a tutti. Quindi ci obbliga ad un certo decentramento culturale. Questo dovrebbe suonarci familiare, perchè in fondo è la stessa operazione che dovremmo fare per comprendere e contestualizzare molti dei riferimenti di Papa Francesco. La comprensione è anche relazione, anche mediazione ed è molto più che traduzione.

“Il presente ci ha messo in mano una quantità di scarti mai visti prima. Abbiamo resti di tutte le civiltà. Resti materiali ma anche resti culturali. Oggi è l’epoca di chi sa riconoscere questi materiali di costruzione e sa rimettere in forma pezzi abbandonati per strada e considerati senza valore”  diceva Michelina Borsari in un recente corso di formazione di Animazione Sociale. L’operazione di Euclides mi sembra un po’ anche questo. Recuperare gli scarti (da Marx a Freire) e provare a costruirci qualcosa. 

Dal mio specifico, nell’elaborazione complessiva (che per certi aspetti non sono in grado di valutare) evidenzio 3 questioni: l’analisi dei flussi, la creazione di segni di valore non monetari ed il bem viver. 

Come si legge la realtà? Come la si conosce? Anche scegliendo la teoria delle reti e partendo dal bisogno di costruire una mappa, ci sono due modi di affrontare il lavoro. Uno identifica gli attori e poi osserva le relazioni che ci sono tra loro. L’altro identifica prima i flussi (di conoscenza, di bisogni, di prodotti, di valori, di poteri…) e poi cerca di comprendere come il mutare di questi flussi abbia favorito l’emergere o lo scomparire di certi attori.  Può sembrare una differenza solo metodologica, in realtà è una questione essenziale che ha conseguenze sul piano della profondità della lettura (la storia al posto dell’attualità) e di uno sguardo con prospettiva trasformatrice. (nota a margine: se l'altra lettura estiva guardava solo all'interno della singola organizzazione, qui c'è il naturale bilanciamento).

Il mercato capitalista si fonda sulla scarsità di denaro. Il denaro deve essere scarso per essere riserva di valore. Poiché è accumulato da una parte della società, altre che non ne hanno, lo ricevono vendendo qualcosa - il proprio lavoro, ad esempio - o facendo debiti, fino al limite di garanzia dato dalle loro proprietà. Ma questo ci lascia in un sistema bloccato, in cui aumentano le diseguaglianze e queste disuguaglianze, migrazioni o no, sono ciò che mina profondamente la nostra tenuta democratica. Una soluzione che propone Euclides è l’emissione e gestione di segni di valore da parte della comunità. Monete sociali o altro che sia. In un processo di transizione dell’economia capitalistica verso una economia post-capitalistica c’è necessità di usare in contemporanea due segni di valore: i segni di valore che esige il mercato, perchè per liberare le forze produttive c’è bisogno di macchine, strumenti e quanto altro. E altri segni di valore, che permettano di non bloccare gli scambi economici degli esclusi a causa della scarsità di denaro e che permettano di rafforzare i circuiti economici solidali. Euclides analizza (anche da un punto di vista molto tecnico) diverse esperienze in questo senso. E sottolinea il ruolo dell'eccedenza che va a confluire in un fondo gestito democraticamente dalla comunità. 
Il linguaggio è caratterizzato e può sembrare lontano. Ma segni di valore non monetari già esistono e sono pienamente diffusi anche da noi. Dalle fidelity card allo sconto in caso di selfie col prodotto. Il punto non è la sostituzione di uno strumento con un altro. Il punto è il cambio di logica. Segni di valore non monetari, non per aprire nuovi mercati o per fidelizzare, ma per aprire nuove possibilità e trasformare. 

Ogni liberazione presuppone una liberazione da e una liberazione per. La liberazione per ha necessità di un respiro etico ed Euclides lo rintraccia nella realizzazione del bem viver, come sintesi e storicizzazione delle due declinazioni dell’etica: la difesa della vita e la difesa del bene. Il bem viver è un concetto un po’ più ampio di quello di benessere. Così come il vivere è più ampio dell'essere. “Il bemviver consiste nell’esercizio umano di disporre dei mezzi materiali, politici, educativi ed informativi non solo per soddisfare eticamente le necessità biologiche e culturali di ciascuno ma anche per garantire eticamente la realizzazione di tutto quanto possa essere concepito e desiderato per la libertà personale, senza negare la libertà pubblica”.  Questo non è un concetto che ci serve per costruire un indicatore. E’ una prospettiva che ci è utile per coniugare umanità e cittadinanza, libertà e partecipazione. 

Nel libro c’è molto altro. Tra cui anche la riflessione sui modelli e flussi di consumo, sull'impossibilità di pensare all’essere umano come se fosse economicamente attivo solo nel lavorare. E sulla connessione tra flussi di consumo e capacità di risposta per far emergere lo spazio per iniziative solidali che oggi non esistono. 

Non è un libro di ricette magiche. Non è la descrizione di un modello. Ma è, come scrive Roberto Mancini nella prefazione, l'apertura di una strada lungo la quale possono convergere teorie ed esperienze di altra economia maturate in questi decenni. Un libro che va letto nello spirito di quella fiducia trasformativa che porta ad agire con fecondità insieme agli altri, lasciandosi alle spalle la rassegnazione e il settarismo. 

Circuiti Economici Solidali
Economia solidale di liberazione.
di Euclides Andrè Mance 

Edizione italiana a cura di Soana Tortora e Franco Passuello. 

Prefazione di Roberto Mancini
Presentazione di Franco Passuello.



Edito Solidarius Italia con Pioda Imaging Edizioni.