mercoledì 14 febbraio 2018

Il monologo di Favino e la campagna elettorale

Una scena di Quai Quest di Bernard Marie Koltes (autore anche de La Notte prima della foresta)
"Mi sono imbattuto in questo testo un giorno lontano (...)  Mi appartiene, anche se ancora non so bene il perché. E’ uno straniero che parla in queste pagine. Non sono io, la sua vita non è la mia, eppure mi perdo nelle sue parole e mi ci ritrovo come se lo fosse. (...) Forse è anche a questo che serve il Teatro" Questo era scritto a Natale a firma Pierfrancesco Favino sul sito del Teatro Ambra Jovinelli. Questa era ed è la potenza di quel testo. Questo è il senso dell'arte. Mi pare. 
"La letteratura non si gioca nello stesso campionato della cronaca. Nella realtà, se ci trovassimo di fronte ad alcuni eventi, andremmo a denunciarli. La letteratura è diverso. La letteratura è Seneca: nulla di umano ci è estraneo. Io con i miei principi morali detesto ciò che fa quel personaggio. Ma mentre leggo, arrivo ad immedesimarmi in lui. Arrivo a capire che quel personaggio è mio fratello. Che potrei farlo anch’io. E quindi mi spavento. La letteratura ci insegna a sospendere il giudizio. A capire che nessuna mostruosità ci è del tutto estranea. Perché affonda in noi. Nell’umano. Con la semplificazione si è già diviso in buoni e cattivi. E non ci si immedesima più. Non funziona più". Diceva Nadia Terranova a Torino con Animazione Sociale. 
Posizionare l'arte secondo schieramento, urlare a parole o a post, contro l'altro, ciò che l'altro dovrebbe capirne, la fa diventare propaganda. E questo ne annulla la potenza liberatrice e rivelatrice. 
L'arte è universale. Ed è qualcosa che, quasi magicamente, trova corrispondenza  nel nostro intimo umano. Per questo, quando capita, dà gioia. Una gioia agganciata all'idea di conoscenza. "Ma non la gioia propria dell'atto di conoscere. Una gioia che sovrabbonda e trabocca quell'atto". Scriveva Maritain. 

L'arte parla a tutti, in virtù della nostra comune umanità. E in ciascuno attiva una diversa comprensione di noi stessi e degli altri. In quanto esseri umani. Comprensione, cioè molto più di conoscenza.

Viviamo tempi difficili. Ma non ne usciremo riducendo l'arte (e tutto ciò che può attivare un pensiero, una riflessione o una comprensione) a qualcosa di parte, in grado di confermare la giustezza del "noi" contrapposta alla insensatezza degli altri. Non lo faremo con il pensiero unico (di qualsiasi parte) e con la propaganda (che poi va a braccetto con la censura).

"L'arte è il potere di guarigione e l'agente di spiritualizzazione più naturale di cui abbia bisogno la comunità umana".  E' sempre Maritain. Lo stesso de L'umanesimo integrale e de L'elogio della democrazia...