martedì 22 novembre 2016

Movimenti e politica: il coraggio della lotta


Riflessioni sulla democrazia, a partire dal terzo incontro internazionale dei movimenti popolari, cui le Acli sono state invitate a partecipare, assieme a molte altre realtà italiane, al momento conclusivo con papa Francesco.


In una giornata di riflessione di qualche tempo fa ci si interrogava: ci troviamo di fronte al fallimento di due dimensioni: pace e giustizia. Non si ottengono perché non c’è sufficiente democrazia o perché la democrazia ha fallito il suo compito? Assistiamo a una confusione tra mezzi e fini e a uno schiacciamento sul piano delle regole. La democrazie è mezzo, non fine. Le norme, se svuotate, non riescono ad incidere sulla realtà. E la realtà è superiore all’idea.

La realtà che emerge dall’incontro sono le cosiddette 3T: terra, tetto, trabajo (in spagnolo “lavoro”), Il fine non è solo una volontà di cambiamento. Il fine sono cose concrete e azioni da compiere: “Mettere l’economia a servizio dei popoli, costruire pace e giustizia, difendere la Madre Terra”.
La chiave di lettura della politica non è destra/sinistra. Non è nemmeno la contrapposizione base/establishment. Il termine popolo non indica un segmento di società ma la sua interezza impegnata in un progetto condiviso ed intenzionale. Ciò che ne emerge è un progetto di sviluppo umano integrale. Che “respinga il consumismo e recuperi l’amore tra le persone e il rispetto per la natura come valori essenziali. Un progetto ponte tra i popoli”.

Perché il Papa convoca i movimenti popolari? Perché parla loro di politica? Le forme cambiano nel tempo e a volte i termini si sovrappongono.

Tradizionalmente il partito è l’intreccio di più istanze: verificare il consenso tramite competizione e bisogno di incanalare le appartenenze sociali in soggetti collettivi per garantire tenuta sociale. Il partito è per sua natura ordine ed organizzazione.

I movimenti in genere non hanno strutture complesse, non partecipano alle elezioni direttamente, non mirano a rappresentare gli interessi dei propri iscritti o simpatizzanti. Sono per natura fluidi e dinamici. Portano l’attenzione su singoli temi emergenti, perseguono obiettivi specifici. In alcune fasi storiche propongono modelli alternativi di società e sono il motore iniziale da cui nascono gli stessi partiti.

Senza tutto questo “La democrazia si atrofizza, diventa un nominalismo, una formalità, perde rappresentatività, va disincarnandosi perché lascia fuori il popolo nella sua lotta quotidiana per la dignità, nella costruzione del suo destino. Voi, organizzazione degli esclusi e tante organizzazioni di altri settori della società, siete chiamati a rivitalizzare, a rifondare le democrazie che stanno attraversando una vera crisi”.

La crisi della democrazia non è curabile solo per decreto, non si risolve solo con un aggiustamento delle norme, il ricambio della classe dirigente o la vittoria di questo o quel partito. Alla democrazia serve respirare l’aria prodotta da movimenti in movimento.

Oggi si è diffusa la perversa convinzione di poter vivere “senza sforzo”, e l’erronea sovrapposizione tra conflitto e violenza. La fatica è un elemento connaturale di ogni percorso. Così come il conflitto lo è di ogni relazione.

Non è l’assenza di idee (pur deboli e parziali) a caratterizzare questa fase. È l’aver associato il senso di colpa al ritrovarsi in situazione di fatica o al pensare di voler cambiare le cose. Con una doppia conseguenza: impedire ogni trasformazione e lasciare il campo libero a chi si fa pochi problemi a zittire coscienza e senso di responsabilità.

Non lasciatevi incasellare. Non abbiate paura ad entrare nelle grandi discussioni, nella politica con la P maiuscola”. E poi ancora: “Vi accompagno e vi chiedo di continuare ad aprire strade e a lottare”. Il coraggio della politica e della lotta è il messaggio del Papa a questo mondo. Non è pre-politico quindi, né è un partitico camuffato. È politica con la P maiuscola. Quel qualcosa che ha a che fare con il bene, il noi e la felicità.

La lotta nella politica con la P maiuscola non è una semplice competizione “contro”, ma assume e accetta la dimensione del conflitto. La lotta è legata alla realtà, finalizzata all’obiettivo ed è nella sua essenza un movimento di liberazione e trasformazione.

Sono ancora una volta 3 le dimensioni che la caratterizzano.
La scelta nonviolenta: “l’unica cosa che cerchi di sconfiggere sono i sistemi maligni. Le persone che sono intrappolate da quel sistema le ami […] Odio per odio intensifica solo l’esistenza dell’odio e del male nell’universo. (…) Da qualche parte, qualcuno deve avere un po’ di buon senso, e quella è la persona forte”. Qui il Papa, non a caso, cita Martin Luther King. Uno dei profeti della nonviolenza, ma anche un nordamericano, protestante, che ha lottato per i diritti civili.
Il discernimento: “Le soluzioni reali non verranno fuori da una, tre o mille conferenze: devono essere frutto di un discernimento collettivo che maturi nei territori insieme con i fratelli. Un discernimento che diventa azione trasformatrice secondo i luoghi, i tempi e le persone”.
L’austerità morale personale. “Colui che è affezionato al denaro, per favore, che non si metta in politica, che non si metta in un’organizzazione sociale o in un movimento popolare, farebbe danno a se stesso, al prossimo e sporcherebbe la nobile causa che ha intrapreso”. “Questa austerità – del resto – vi farà essere felici”.
Per approfondire: 
Testo integrale del discorso di papa Francesco al terzo incontro con i movimenti popolari
Dichiarazione finale sottoscritta dai partecipanti all’incontro 2016
  • Sul sito movimientospopulares.org tutti i materiali degli incontri 2014, 2015 e 2016 in italiano, spagnolo e inglese

Post pubblicato oggi su www.acli.it