venerdì 24 febbraio 2017

Abitare - Petrosino

Appunti dell'intervento di Silvano Petrosino ad AcliBose2017




Quale è la trappola? Che siamo tutti d’accordo. Il problema è questo. Siamo d’accordo e poi non si fa niente. La questione è che quando c’è una coazione a ripetere, quando qualcosa continua a ripetersi, lì c’è qualcosa di essenziale. La difficoltà di accogliere l’altro, la difficoltà di abitare, non è che siamo cattivi, vi prego, non cadete nella trappola di semplificazione…

Abitare è difficilissimo

Abitare è una cosa fuori dal mondo… difficilissima… e infatti accenno ad un pezzo “Timidezza e dignità” di uno scrittore norvegese, bel libro, ad un certo momento fa riferimento ad un personaggio che va ad un convegno di filosofia, a Città del Messico, e questo professore decide di cambiare professione e fare il pubblicitario. L’idea era che le masse, le persone povere, sono sfruttate, ma se le persone povere, le masse, l’ideologia dell’operaio… se queste masse vengono aiutate, si liberano dall’oppressione e bla bla… il professore di filosofia marxista va al convegno di Città del Messico, aveva visto con i suoi occhi come le masse povere affluivano alla grande città, incantate dalla possibilità di vivere proprio lì, lasciavano la grigia contado per baraccopoli e soprattutto non volevano mai più andare via di lì. Erano stati meglio nei luoghi di provenienza, ma andavano nelle metropoli e vi si aggrappavano. Perché? Stavano meglio in campagna, ma venivano in città, vivendo nella baraccopoli. Stavano peggio, ma non volevano andare via di lì. Perché? Il fascino. Il fascino di essere contemporanei alle grandi automobili, ai programmi televisivi, ai ristoranti esclusivi, alle code del traffico… le lotterie, le ville di lusso dietro le mura, con le guardie armate… la fame può torcere gli intestini, ma il fatto di essere contemporanei te la fa dimenticare. I sogni spengono la sete. I sogni appagano.

Quando si dice che le città sono piene di smog e che ci piacerebbe vivere altrove, è una sciocchezza. Alla maggior pare delle persone piace la via caotica, intasata, il frastuono… e questo va spiegato. Non è che possiamo dire che sono tutti scemi… come mai il contadino che stava meglio povero ma non misero preferisce diventare misero? I ragazzi sono contenti di perdersi. E non solo i ragazzi. Sono felici. E allora qui c’è qualcosa di interessante, secondo me.

Non basta essere in relazione

Una possibile interpretazione del fatto che l’uomo è fatto a immagine e somiglianza di Dio. Cosa vuol dire? Non lo sa nessuno. C’è chi dice: la ragione. Chi dice: la capacità di affetto, di amore. Permettetemi questa partenza teologica. Io dò questa interpretazione. Noi siamo fatti ad immagine e somiglianza perché l’uomo  è capace dell’altro. L’uomo è fatto in modo tale da riconoscere l’altro. E’ il concetto di creazione. Cosa c’è di sorprendente nell’idea di creazione? Che pone un altro, con una dignità ricevuta ma assoluta.

C’è la teoria della cabala ebraica. Dove si interpreta la creazione come una forma di restrizione, Dio che si ritira. Dio si ritira per lasciare, al di fuori di sé, un altro da sé. Io penso che questa cosa vada pensata a fondo. Dio, se esiste e ci ha creato, non ci ha prestato l’essere, ce lo ha donato. Punto e a capo.

Per esempio, viene fuori un’idea sorprendente. Se Dio ce l’ha donato, non dobbiamo restituirlo. Non siamo in debito. Ce lo ha dato, come ogni padre. Ma quale fidanzato, quando si separa, chiede indietro l’anello? Solo i cafoni. Se me lo hai regalato, me lo hai regalato. Io penso che sia soltanto di fronte all’idea che non devo restituire, che posso fare del bene. Proprio perché non devo, posso. Se devo, mi ribello. Proprio perché non devo, mi abilita.

Dio si è ritirato per lasciare posto ad un altro. Tutto ciò che esiste è in relazione con l’altro. Ma solo l’uomo fa esperienza dell’altro come altro. Quando si parla della relazione, tema che piace tantissimo, come la cura, c’è una retorica impressionante sulla relazione e sulla cura... Tutto è relazione, il topo è in relazione con il gatto. Il gatto è in relazione con il topo. Il problema qual è? Che si tratta di capire quale tipo di relazione. Ha un nome questa relazione del gatto con il topo, nella vita. Si chiama appetito. Il gatto è in relazione con il topo per mangiarselo.

Quando si parla della cura, che bella la cura... Le fiabe… Le fiabe continuano a parlare di… cosa? La matrigna dice a lui: non abbiamo da mangiare, no? Allontana i tuoi figli. La donna... E cosa dice lui? Va bene. Prende e li allontana nel bosco. E chi incontra nel bosco? L’orco. E cosa fa l’orco? Se ne prende cura. E mima il padre. L’orco mima il padre. Cioè dà da mangiare dove il padre non ha dato da mangiare. Sta in compagnia. Mima il padre. Ma poi, per fortuna, c’è l’orchessa che dice: sapete perché vi dà da mangiare? Per mangiarvi! (Se ci sono luoghi di terrore puro sono le fiabe). Non basta dire cura. Non basta dire relazione. Questo va bene nei bar... La relazione, la cura, entriamo in relazione, prendiamoci cura... Va bene, ma appena approfondisci, arrivi al punto.  

L’uomo, a differenza del gatto, fa esperienza del gatto, la lezione di Levinas è importante. Cosa dice Levinas? Che nel fare relazione con l’altro (l’altro, tua moglie, tuo figlio, la tua amante…) l’altro non è riducibile al tuo godimento.

L'altro è colui che stravolge i miei piani

Vodafone, tutto intorno a te! Chi ha inventato lo slogan “padrone a casa propria”. C’è qualcuno che qui è padrone a casa propria? Figuriamoci! C’è invasione! Io a casa mia ho, forse, un metro per sessanta. Lei vuole mettere ordine, ma ti rendi conto? Vien da ridere ma oh…mica è facile… quando inizi ad accorgerti che l’altro, quello con cui vivi da 10, 20, 30 anni.. non è riducibile a te, è altro. In questo è la somiglianza con Dio.

Io riconosco che lei, che io ho sempre interpretato solo come “la sventolona” si chiama Maria. E’ impressionante! Il sogno di noi maschi, noi uomini… uscire a cena con un’oca. Un essere fatto solo di superficie. Sei a cena con l’oca, hai organizzato tutto, hai il progetto. Pro-getto. La vado a prendere lì, mangiamo lì, e finiamo là. Tutta una grande scena, ce l’hai in testa. Poi che succede? Che tu sei lì, con lei, e lei inizia a parlare. E quando parla secondo voi di cosa parla? Della sua vita, del lavoro. Delle cose che non vanno. Del figlio che magari ha la febbre. E in quel momento la sventolona si rivela come Maria, e tu ti rendi conto la sventolona la possiedi, Maria no. Infatti, quale è la strategia per tirare avanti? Non ho sentito, non ho visto, cambio discorso. Perché appena lei si rivela come Maria, il mio progetto esplode.

Lo posso dire anche con termini più raffinati. A me piace molto la categoria di mondo. Cosa è il mondo? Mondo è un sostantivo ed un aggettivo. Mondo, come mondo. Mondo come ordinato, pulitio. Cosa è per me il mondo? Tutto ciò che ruota attorno a me e al mio godimento. L’idea di cerchio. La circonferenza è l’insieme di punti che si trovano alla stessa distanza dal centro. Il centro sono io, il mio godimento. La parola ratio vuol dire misura e calcolo. Io misuro l’intorno, secondo quello che torna a me. Quindi ho l’avvocato, l’idraulico, i cosidetti amici. Io ordino tutto intorno a me. Le pubblicità dicono semplicemente la verità…

Ma ad un certo momento l’altro sconvolge i miei piani, i miei progetti, il mio mondo. Ad un certo punto mi accorgo che lei non è solo una sventolona, è Maria. Lei parla. E se lei parla io cosa devo fare? Se lei parla io dovrei ascoltare e dovrei rispondere. Ma rispondere ha la stessa  etimologia di responsabilità. Responsabilità. Con l’altro. E qui è difficilissimo. Io so come si fa con la sventolona, ma non so come si fa con Maria. Non so come si fa con quello studente lì, quello che non mi segue, con quella persona lì, che non mi corrisponde... Non so come fare…

L'uomo è il vivente che fa esperienza dell'altro

E’ sbagliatissimo cadere nella trappola che ci sono valori materiali e valori spirituali. C’è l’uomo. Che può vivere in modo mondano. Non è che sei mondano perché parli di sesso e sei spirituale se parli di Dio. Puoi essere spirituale nel modo in cui prepari la pasta e fagioli. Noi siamo ancora fermi a dire che se parli di musica classica sei spirituale e se parli di sesso sei materiale. Questo non vuol dire. Quello che vuol dire è se vuoi vivere come se l’altro fosse al tuo servizio.

Ora. L’uomo non può mai vivere mondanamente. Perché l’uomo è quel vivente che fa esperienza dell’altro e quindi fa esperienza dell’al di là del mondo. Al di là del tuo mondo, delle tue idee, dei tuoi progetti. E quell’aldilà è tua moglie quando ci litighi, tuo figlio quando si chiude in stanza, il tuo collega che non sopporti, quel ragazzo lì che ti fa impazzire…

L’uomo è il vivente che fa esperienza dell’al di là del mondo. Abitare vuol dire vivere nel mondo in relazione con l’al di là del mondo. Abitare è vivere qui, in relazione là. E’ chiarissimo, è l’esperienza quotidiana. 

L'altro si costituisce come limite al mio godimento

Hai la credenza della nonna. Chiami il falegname “senti, vorrei un tavolo”. Il falegname dice: “bene, facciamo 2 metri per 1 metro”. Ratio. Calcolo. 2x1 e viene un bel tavolo. Non ci sta 2x1?  Buttiamo via la credenza vecchia, così viene un bel tavolo. E noi cosa diciamo? “Come butti via la credenza! Me l’ha regalata la nonna”. “Si, ma non ha alcun valore”. E tu dici “Non ha nessun valore per te! Se io butto via la credenza della nonna, butto via qualcosa di me!”. Allora il falegname dice: se non la buttiamo via, non posso fare il tavolo 2x1, devo girarci intorno. Se devo fare un tavolo che gira intorno, non viene bello.

Abitare è difficilissimo. Devo tenere conto dell’altro. Se esiste l’altro, in quanto altro si costituisce sempre come limite al mio godimento. L’altro, parola che piace tantissimo. Che va di moda. Mio nonno! L’altro è un insieme di problemi, di difficoltà. L’altro è altro! Non si può semplificare. Edulcorare. E’ difficilissimo, l’altro. Tutto è in relazione con l’altro. Ma l’uomo è l’unico essere vivente che fa esperienza con l’altro. Non è una passeggiata nei boschi. E’ un disastro.

Prima o poi facciamo esperienza dell'altro. Ed è durissima. 

Io faccio l’esempio di Innominato con Lucia. L’innominato è il soggetto che può tutto. Altro che tutto intorno a te. Addirittura era scritto con i maiuscola, potere assoluto, superior, superbo. L’innominato abita nel castellaccio e ha una vista panoramica. Pan – oramica. Vede dappertutto. L’innominato vede tutto, può tutto. L’innominato è il soggetto supposto padrone, soggetto che si concepisce come padrone, un po’ tutti noi. Lacaniano.

Hai l’età, hai fatto carriera. Gli anziani, altra retorica… gli anziani, come sono superbi… hanno fatto la loro esperienza, la sano sempre lunga, danno colpi in testa ai giovani, si alzano alle 5, hanno fatto la guerra… appena parli con un anziano, lui ti deve raccontare la sua vita… potresti evitarlo? Ma avrò diritto a 70 anni di parlare della mia vita? No! E’ sempre lo stesso, vale per tutti. Anche l’anziano pensa il mondo: tutto attorno a te!

Lucia è una donna, una ragazzina, una contadina. Lui rispetto a Lucia può fare ciò che vuole. Ma l’innominato è l’immagine dell’uomo. Don Rodrigo è l’immagine dello scemo. Quello che ha un capriccio e vuole soddisfarlo. Nella cella, l’innominato fa l’esperienza della sventolona. Il debole per eccellenza fa esperienza dell’altro. E da lì inizia un’esperienza meravigliosa. Si spoglia…. Spogliarsi, tutti si spogliano, ti spogli, non sei più monsignore, sei un uomo, debole, misero… anche il papa per andare a letto si spoglia, come me, come te. Si spoglia, non ha più punti di appoggio. E Manzoni dice che, spogliato, inizia a pensare alla sua vita. E inizia a pensare alle scelleratezze compiute, ma che quando le ha compiute non gli sembravano scelleratezze. E’ inquieto. Non sa più dove andare. Ad un certo momento gli è venuta l’idea di andare dove nessuno lo riconosce, per ricominciare da capo. Ma dove mai avrebbe potuto andare, visto che sarebbe stato sempre in compagnia di se stesso? Lucia è entrata. Lucia, l’altro. Lucia è entrata non nel castello. E’ entrata nell’esperienza dell’Innominato. E questo gli ha cambiato la vita. E lì è iniziato un travaglio enorme.

Tutti noi, prima o poi, facciamo esperienza dell’altro. E guardate che se lo facciamo davvero sono esperienze durissime. Togliamo la melassa dall’idea dell’altro. L’altro è quando l’uomo o la donna con cui stai da 10 anni di colpo decide di andare via. “Come… vai via? Io ti ho dato tutto”. “Non ti amo più!”. “Come non mi ami più…  io?”. L’altro è quando tu sei notaio, hai lo studio avviato e tuo figlio ti dice che vuol fare il prete. Ma siamo matti? L’altro? Roba da matti!

L’uomo è quel vivente che fa esperienza dell’altro come altro. Come irriducibile a te, totalmente irriducibile a te. Di fronte a questo io formulo la mia tesi. La tesi che l’altro, in quanto altro, può essere soltanto o accolto o distrutto. Questo è l’abisso che abbiamo di fronte. Qui gli studiosi l’hanno dimostrato con facilità. Solo l’uomo è bestiale. La bestia non è bestiale. Solo l’uomo è capace di distruggere così tanto. Solo l’uomo è capace di accogliere così tanto.

Viene censurata la dimensione drammatica e profonda che è avere di fronte l’altro. Di fronte all’altro, quando si rivela come altro, non stai lì a dire “oh che bello!”.

Anche biblicamente… la bibbia cosa ‘è? Orge, distruzioni… un disastro…
Anche la famiglia… la famiglia, ah… che bello… mio nonno!… E’ tutta gente che uccide il padre, i figli… ma quale bello!
Che visione banale dell’uomo abbiamo? C’è qualcosa di drammatico nell’incontro dell’Innominato con Lucia. Ti viene voglia di distruggerla. E l’uomo distrugge.

Sad, è matto, ma come i matti… Sad non vuole possedere il corpo di Justine. Vuol possedere Justine. Ma possedere un altro è impossibile, quindi tentando di farlo, diventi perverso. Inizi a fare cose perverse. L’uomo è questo. Al tempo stesso l’uomo è colui che è capace di accogliere l’altro come altro. Oppure l’uomo è colui che è capace di fare cose perverse cercando di possedere l’altro senza riuscirci. O accogli, o tenti di distruggere.  

O accogli o prima o poi distruggi

Dici, lo aiuto… Ma l’altro manifesta la sua alterità massima esattamente quando non può essere aiutato. L’altro è colui che tu non puoi aiutare, quando non lo puoi aiutare. Aiutarlo è obbligatorio, ti viene. Il problema è quando non lo puoi aiutare. E’ tremendo. Quando il tuo amico è in un momento depressivo, perché lasciato dalla moglie. Tu non puoi fare niente per lui, non lo puoi aiutare. E qui arriviamo al punto che per me è decisivo.

C’è una terza possibilità, che ha un bel nome. L’uomo è posto sempre di fronte all’acqua e al fuoco. Il Deuteronomio è libro pallosissimo ma contiene cose interessanti... “Scegli la vita, perché possa vivere tu e la tua discendenza”. Tu lo leggi e dici “Che indicazione è? Chi sceglie la morte?” Invece… Noi! Noi è un continuo scegliere la morte. E’ un continuo distruggere l’altro.

Basta vedere come parliamo. Noi siamo capaci di ascolto? No, vogliamo dire la nostra. Ci sono domande nei convegni che non sono domande, sono “ti racconto la mia…” ci sono domande che non sono manifestazioni di un meno, sono manifestazione di un più… ci sono discussioni senza ascolto, qualsiasi assemblea di condominio, qualsiasi riunione di sindacato…

Schopenhauer dice che fino a che sei da solo va tutto bene, appena sei in due, la vanità prende il sopravvento sulla verità. E appena si è in due, non vuoi più cercare la verità ma avere ragione. Io dico che qui cogliamo il dramma ultimo. Di fronte alla vita, all’esistenza sei posto di fronte a due possibilità: accogliere o distruggere. Se non accogli, prima o poi distruggi. In tanti modi.

Per fortuna poi, ci è stata data una terza chance, la superficialità. Chi ci pensa? C’è la Letizzetto, la battuta, il Walter, la Iolanda. Rido. Passo una buona mezzoretta. Tolta questa grande strada, riconosciamolo, di fronte all’altro tu o accogli o rifiuti.

Custodire

E’ possibile esistere senza mangiarsi l’altro? E’ possibile vivere senza mangiarsi l’altro? E’ possibile abitare? La definizione di abitare è genesi 15.  Coltivare e custodire. Il problema è custodire. Cosa custodisci? Ciò che non costruisci, che non coltivi. Sei chiamato a custodire proprio l’incostruibile. Per quello custodire nella Laudato si, non è solo l’inquinamento. Custodire è custodire il limite di tuo figlio, il fallimento della tua vita. Volevi essere Joice e non riesci a scrivere due righe. Il limite. Quella ragazza diventerà una donna quando accoglierà il suo sedere grosso. Custodire il limite è ciò che Sara ed Abramo non sono capaci di fare. Se non sanno custodire la sterilità, fanno come Vendola. Vanno con la schiava. Custodire il limite è drammatico, è quasi impossibile.

Ma a me la cosa che mi fa sempre pensare è “che succede se io non lo custodisco…?”.Se tu non custodisci, se non accogli, l’altro, il limite, prima o poi ti metti a distruggere. Distruggere la relazione con i tuoi figli, con la moglie, con l’ideale…

Lettera agli esiliati… qui è Dio.

Fino a che le cose vanno bene non sperimento

Attenzione, fino a che le cose vanno bene, vanno bene. Lì non sperimento. Quando  iniziano a non andare bene, lì c’è l’’incontro…. nella mia esperienza, io non ho mai trovato un porcino in vita mia, mai trovato un fungo. Una frustrazione terribile. Le poche volte che trovavo un fungo dicevo: “l’ho trovato!” Quello arrivava e diceva “No, è velenoso”. Io lo schiaccio, con il piede. Principio niciano, meglio piccole vendette che niente. Non trovo il fungo buono? io  distruggo quello che trovo!

Capite cosa vuol dire quando non parliamo del fungo? Non è che non trovi il fungo, non trovi il lavoro, non trovi la moglie! Quando il tuo romanzo non viene pubblicato, quanto non riesci ad avere un figlio, quando ti buttano le bombe, quando ti muore un amico… io non trovo, allora io sono giustificato nel distruggere. L’esperienza del male ingiusto che subisco diventa una giustificazione per compiere il male. Sono stato tradito, sono stato violentato. Dunque sono giustificato, autorizzato a tradire e violentare.

Si capisce questo. La bomba di un aereo ha ucciso ad, una mamma palestinese, tre figli. Voi capite? Se quella mamma dice: da domani io prendo un mitra e inizio a sparare a chiunque… noi che diciamo? Non è giusto, ma lo capiremmo… il testo biblico direbbe a quella donna “non farlo”. Non fare del dolore ingiusto che hai subito una giustificazione per fare il male. Non farlo. Perché non solo ti metterai a distruggere, ma alla fine ti distruggerai.

Tutti i grandi profeti dicono a Dio: lasciami perdere! 

Geremia, tutto un libro con linguaggio erotico. Senti Dio io mi sono fatto sedurre, adesso però basta. Hai avuto, lasciami perdere, gli amici quando mi incontrano cambiano strada…. Senti, capisco tutto, ma basta…. come tutti i grandi profeti, scappano da Dio. Perché con Dio è una lotta. Tutti i grandi profeti dicono a Dio “Lasciami perdere…”.

Sono i profughi che devono accogliere.

Lettera agli esiliati. Distrutto tutto. C’erano dei profetini che dicevano… ti sta bene. Come dire, c’è il terremoto perché… è venuto l’AIDS perché … Dio, un genio, interviene e dice: “Ricordatevi: accogliere o distruggere”. Ad un popolo esiliato Dio dice: Costruite case ed abitatele. Piantate orti e mettete al mondo figli. Moltiplicatevi. Lì dove siete. Cercate il benessere del paese in cui vi ho fatto deportate. Pregate il Signore per esso, perché dal suo benessere dipende il vostro benessere.

Commovente. Perché mi commuove? Coltivate. Dio dice: si, coltiva, fai gli orti, prega per il paese… perché dice così? Perché Dio se la fa sotto. Perché l’esperienza della deportazione diventa sempre motivo per compiere il male. E Dio teme che loro compiano il male. E che lo facciano come conseguenza della sua deportazione. Dio dice “Non ci pensare, alla deportazione, non ti preoccupare, del domani. Intanto cucina, fai una passeggiata nel bosco, compra una cosa, cucina bene la pasta e fagioli… “. L’abitare è questo. L’amore è questo.

L'amore è sempre minuscolo

L’amore come carità ha sempre la lettera minuscola. Non esiste l’amore con la A maiuscola. L’amore è sempre minuscolo. E’ questo. Sono le piccole cose. Se non si fa così…

Certo, la mamma cui hanno ucciso tre figli ha bisogno degli angeli… perché è difficile, ma anche lei, se non fa quella cosa lì, prima o poi, inizierà a prendere un mitra a sparare. Se non farà la cosa prima ancora, che è spararsi.

Pongo di fronte a te l’acqua e il fuoco. Scegli. Riconosci che l’altro non è una passeggiata nei boschi. Per l’ebreo l’altro è il palestinese. Per il palestinese è l’ebreo. Per il tutzi è l‘hutu. Quello che gli ha ucciso 10 figli. Per noi è quel collega lì. E’ quello che non ci capisce. Siamo seri quando parliamo di altro. Quando parliamo di abitare. Di accoglienza. Non banalizziamo, non edulcoriamo…

Gli extracomunitari… sono un disastro. Non sono buoni. L’operaio non è buono. E’ un disastro. L’ospitalità è così fondamentale che è il profugo che ci deve ospitare. Dopo tutto quello che ho subito, ora devo essere ospitato. La vittima. Il diritto. E’ il profugo che ci deve ospitare. Se no è finita. L’ospitalità riguarda tutti. L’abitare è un tema enorme.

Non ci sarà lavoro per tutti

Sul lavoro dico solo una cosa. Cosa si sta configurando all’orizzonte? Che non ci sarà lavoro per tutti. E che non ci sarà bisogno del lavoro di tutti. E a questa cosa serve iniziare a pensarci. I nostri ragazzi non trovano lavoro, ma non perché non sono preparati. Non trovano lavoro perché il lavoro non c’è. La nostra società è fondata sul lavoro. No, la nostra società non è fondata sul lavoro. E’ oggi fondata sul consumo. Questo è un tema enorme. E non parliamo della tecnologia, della robotica…. C’è uno scenario di futuro davanti, affrontatelo, per favore, se non lo fate voi!

Guadagnare meno, abbiamo voglia?

In Francia hanno iniziato a dire “lavoriamo tutti, lavoriamo meno”. Lavorare meno, bello. Ma  cosa vuol dire? Vuol dire guadagnare meno. E’ ancora bello? Abbiamo voglia? C’era un gruppo, si facevano straordinari strepitosi… ad un certo momento il sindacalista viene e dice: “come ufficio fate un tale numero di straordinari che potremmo assumere due nuovi”. Si sono ribellati tutti. Non hanno voluto. Perché sarebbe stato diminuzione del 20% dello stipendio. E continuano a fare gli straordinari.

Non voglio entrare in una cosa vostra. Ma bisogna stare attenti. L’economia migliorerà, ma non miglioreranno i posti di lavoro. Non è vero che sono collegati. Non c’è bisogno. Dei nostri giovani non c’è bisogno. Ad un grande convegno a Roma, tutti super manager, Ceo… “lo sappiamo che in Italia ci sono circa 1 milione di persone che non cercano lavoro e non studiano. A noi di questi non importa. A noi di questi giovani non ce ne importa nulla. Noi vogliamo i giovani che hanno voglia”. E noi che ne facciamo di quel milione di giovani? Li lasciamo lì?  Perché poi storicamente succede che arriverà uno che dà loro una ragione di vita. E’ già successo 70 anni fa. E non mi riferisco a Mussolini, che è un giochetto, ma ad Hitler. Ha unificato una regione, un popolo e ha dato una ragione di esistenza. Cosa si fa di questo milione che non va?  Loro sono un fatto che riguarda solo loro?

-       Luciana – Nuova Feltre – è possibile escludersi la possibilità di incontrare l’altro?

-       Luciano –Cernusco – che si cambi il concetto di lavoro, il lavoro è tutto ciò che l’uomo fa.

-       Delfina – Milano - Hanna Arendt 

-       Santoro – Torino – Libertà e responsabilità. Se l’altro è altro da me devo per forza occuparmene?

Petrosino:

Non è possibile chiudersi. Prima o poi nella vita succede qualcosa che ti apre. Può essere prima di dormire. Il quando è un mistero. Ma io penso che succedono delle cose. Uno può far finta, ma prima o dopo il mondo esplode. L’umano è inquieto. Tranne il ridursi alla superficialità.

Il lavoro. Se non lo fate voi.... avete voglia? 

Il lavoro. Certo che il problema è quello. Lo dico a voi. Io ce l’ho chiaro nella testa. Ma il problema è esattamente l’idea di lavoro. E’ difficilissimo. Ma se non lo fate voi... Nessuno ha la ricetta. Gli studiosi stessi non ce l’hanno. Perché la tecnologia è assolutamente veloce. Tu studi, ma mentre studi la roba è già cambiata. Entro il 2050 saranno comprati 1.500.000 di robot. Li hanno già comprati. Già ordinati. La politica cosa fa? Il sindacato cosa fa? La politica non se la può cantare da sola. Devi andare dagli studiosi. Devi studiare. Studi. Chiedi. Elabori.

Trovo due temi difficilissimi. Il tema del lavoro e il concetto di vita. Se non lo fate voi… A meno di non voler continuare a fare il pistolotto da oratorio. Con tutto il rispetto per l’oratorio. Continuiamo a fare la salsiccia e le castagnate. Confrontarsi non son cose che si fanno da soli. Gli studi ci sono. Per distruggere l’altro non c’è bisogno di dargli un pugno. Noi distruggiamo con le parole. Psicologia, psicanalisi, filosofia… siamo tutti supponenti… la supponenza della politica, che disintermedia e fa da sola, e fa disastri, voi avete la supponenza del mondo sindacale di saperla lunga voi, noi abbiamo la supponenza del mondo univesitaria di avere gli studi… tutti supponenti, ma queste cose non si fanno da soli…

La banalità del male è perfetta. Heichmann era il responsabile del trasporto. Si fermava fuori. Prima. Non era sua la responsabilità. Quel concetto lì,  noi la continuiamo a dire, oggi, per le cose che accadono.

Libertà e responsabilità. Abbiamo voglia? Non so se avete voglia. Avete voglia? Perché si scoprono cose strane. Si scoprono cose strane del rapporto con il figlio, figuriamoci con il resto. Se andiamo a fondo, siamo sicuri che abbiamo voglia di ciò che possiamo trovare? Perché lì c’è in gioco la libertà. Sua e tua.  La libertà è che ogni volta che si è in due uno vuole mangiarsi l’altro. Non puoi sottovalutarlo. Devo dire, guardando molte riunioni, sembra che abbia ragione. Non voglio la responsabilità di produrre qualcosa assieme. Voglio la libertà di dire la mia. siamo capaci di ascolto? “Come stai?” “Oggi ho mal di testa!” “Ah, sapessi…” e giù il racconto… noi chiediamo all’altro solo come pretesto per parlare di noi. “Come stai?” “Mi dai un’oretta?”.