venerdì 24 febbraio 2017

Alleanze prioritarie oggi - Nicolini


Appunti dall'intervento di Don Giovanni Nicolini ad AcliBose2017 


Buon giorno a voi, grazie di questo invito, che mi fa anche un po’ paura, per la verità. Ieri sera a tavola i miei confratelli mi hanno chiesto: “Che peccato hai fatto per finire così?”.  Mi stanno sgridando perché sono vecchio e sono sempre in giro. Siccome non si fidano più della mia guida c’è sempre una vittima che mi deve accompagnare. Ieri ero di ritorno da Roma, con questi treni svelti, c’era stata la giornata dedicata alla pastorale della sanità... Giornata iniziata da Papa Giovanni Paolo II. Ieri il Papa ci ha ricevuto, con un bellissimo discorso, che entra anche nel mio tentativo di relazione di questa mattina.

A proposito di queste alleanze, le alleanze sono poi nella concretezza della vita, la vicenda e l’avventura di ciascuno di noi, nel quotidiano. Opportunità, richiami, attenzioni, sconfitte, gioie, pianto, che di fatto si rivela improvvisamente come il cespuglio che ardeva e non si consumava nel deserto. Attrasse l’attenzione di Mosè e fu fatale per il popolo di Dio.

Ho pensato di raccogliere le molte alleanze in tre direzioni: la prima e la terza mi sono suggerite dall’argentino piombato a Roma, la seconda dalla mia tradizione politico ecclesiale:
1.     la povertà e i poveri
2.     il lavoro
3.     il dramma dello scarto.

Il dramma dello scarto, ieri il Papa l’ha ripreso con un esempio semplice. Ha voluto avvertire tutti noi che dobbiamo stare molto attenti, perché quando si introdurrà anche nel nostro sistema sanitario quello che è presente in tutti i sistemi del mondo, arretrerà l’offerta di cura ad ogni persona. Ieri il Papa diceva che anche nel nostro mondo è cominciata la vicenda dello scarto per quelle persone e quelle situazioni della vita che è bene che scompaiano.

Completo l’esemplificazione del terzo tema con una annotazione sui civilissimi paesi del nord Europa. Se ti ammali di tumore, ci sono terapie significative e di buona fama. Se hai meno di 70 anni sono gratis, se ne hai di più, le paghi. E’ psicologicamente notevole, perché quando compi gli anni, entri nella situazione dello scartato. Culturalmente e psicologicamente è uno scatto alto. Anche perché noi avremmo una tradizione per cui al crescere della debolezza deve crescere la carezza… Lì lo scarto è per età.  In altri posti perché sei troppo povero. Il messaggio è: non servi!

La povertà e i poveri

Il tema dei poveri. Papa Giovanni “sciupa” 2 anni di preparazione del Concilio, mandando lettere, chiedendo risposte, ma l’11 ottobre 1962, inaugurando il Concilio Vaticano II, il vecchio papa grassotto fece l’omelia che prende il nome di “Esulta la madre chiesa” e tutte le direzioni date saltarono per aria. Perché il papa aveva aperto un tale orizzonte di ricerca di speranza di Dio che tutta la preparazione è felicemente, fallita.

Quelli che c’erano sono tutti in paradiso, meno mons. Bettazzi. Loro si sono trovati a dire: adesso cosa facciamo? Era ottobre. Prevedevano che a Natale fosse la fine del Concilio. Prevedevano che entro Natale si dicesse: “questo è giusto, questo è sbagliato”. Avevano dovuto pagare biglietti aerei. E avevano dovuto pagarli anche per quelli che venivano dall’Africa e da altrove e che non avevano i soldi…Quindi si capiva che bisognava fare alla svelta. E invece… tutto si trovò allo scoperto. Da quella data, antivigilia di Natale, si doveva trovare il tema del Concilio. La chiesa di Bologna fece bella figura, era il 6 dicembre, si era vicinissimi alla fine, era San Nicola da Bari, l’arcivescovo di Bologna, Il card. Lercaro, fece un intervento con un testo preparato da Dossetti, sul tema “Chiesa povera dei poveri”. Proponendo che fosse la chiave di interpretazione della Chiesa. Era una proposta rivoluzionaria, che non ebbe seguito nel concilio. Chiesa povera dei poveri, di questo professore, parroco, improvvisamente nominato arcivescovo di Palermo, dove c’erano 7 cardinali candidati. Dopo l’elezione Bergoglio ha detto di aver fatto un sogno: “Chiesa povera dei poveri”. Lui non era in diretta conoscenza dell’antica uscita, quindi questa sarebbe una altra via con la quale la faccenda è arrivata.

Chiesa povera. 

“Chiesa povera dei poveri” è interessante, ma bisogna avere pazienza. E’ facile scivolare sulla seconda parte. Chiesa che vuole essere difensore dei poveri, madre dei poveri, è bellissimo ma può portare equivoci, come era, secondo me, con un arcivescovo notevole del mio recente passato. Ma io dovevo stare zitto.  Ci vedevano a cena una volta alla settimana, cene di grandi litigi, grandi abbracci finali. Io non ero male nella discussione, ma dovevo obbedire. Come quella volta che lui aveva detto a tutti i giornali che il governo doveva ricevere gli stranieri solo se cristiani. Imaginate la reazione generale, per il venerdì viene preparata anche una conferenza stampa, in cui lui doveva spiegare a tutti. Solo che poi lui era impegnato, e mandava me a dare risposta… Io mi esponevo a scandali vertiginosi e lui si incavolava perché non ero stato abbastanza forte nel sostenere le sue tesi… Un uomo come lui, intelligente, milanese, aveva la fede (cosa che non è poco per un vescovo) sosteneva che per aiutare molto i poveri bisognava essere molto ricchi. La chiesa doveva essere molto ricca per aiutare i molti poveri.

L’alleanza fondamentale è la chiesa povera. Tu sei un povero. Cosa vuol dire che noi siamo poveri? Cosa vuol dire che la chiesa è essenzialmente povera? Vi devo riportare indietro  al popolo ebraico, a  quel piccolo popolo di pastori. Non avevano le piramidi (come gli egiziani) e i codici di Hammurabi. Erano un piccolo popolo. Autoreferenziale in modo insopportabile. Ma Dio li ha scelti. Perché? Ogni volta che gli sarà chiesto Lui darà sempre stessa risposta: perché vi amo. E perché? Perché vi amo. Punto. L’amore non ha bisogno di ragioni. Ti amo così come sei. E lo ha riempito dei suoi doni.

Tutto quello che sei e hai è grazia

Tutto quello che questo piccolo popolo ha, e ne ha, è grazia ed amore di Dio. Quello che tu sei e hai, è grazia. Tu hai la responsabilità del molto e del troppo che hai. Tutto è dono. Abbiamo ricevuto. Tutto è frutto della misericordia di Dio per la mia miseria. La mattina deve cominciare con il perdono e la sera finire con il perdono, perché non funziono per niente. E nel mezzo… altri regali.

C’è un termine in dialetto: spianzina. Si dice che a noi vecchi viene questo problema. “Sono pieno di spianzina”. Se mi succede è irrefrenabile. E mi succede pocchissimo per i guai. Mi succede in modo implacabile per le cose belle che succedono. Come questo nuovo vescovo… mi fa singhiozzare di commozione, di gioia. Mi chiama e mi dice: “Ti dispiace se ci diamo del tu?” Ma certo, mi va benissimo, perchè tu per me sei un ragazzo padre. Come vescovo sei mio padre, come età sei un “cinazzo”, un ragazzo. Sei il mio ragazzo padre.

Ieri eravamo dal Papa. 300 persone, su questa scala, messe in ordine di autorità, prima il cardinale, poi i vescovi, poi i capi, poi noi, invitati di serie b. con il cartellino azzurro, che valeva poco. E il Papa inizia a salutare. Pazienza, penso, non ci succederà che ci chiami. Invece il Papa ha un accordo con gli inservienti, quando fa questo gesto, vuol dire che li vuol vedere tutti. E’ stato 2 ore in piedi, con i sorrisi. Un sorriso e una stretta di mano. Ma a me è cominciata la spianzina. Mi ero preparato un frase. Quando sono arrivato sotto, “Ti voglio dire una cosa: grazie per il vescovo che ci hai mandato”. E sono riuscito a dirgliela. E lui “Adesso ti devo fare io una domanda: ma questo vescovo, che è sempre dappertutto, riuscite a trovarlo nel suo episcopio?” “Lo troviamo dappertutto, dove è. E poi lui dappertutto lui ci cerca!”.

Vengo da una famiglia laica e cristiana. Sono il primo prete nella storia della famiglia. Eravamo una famiglia di notai. Era il primogenito, ho venduto per un piatto di lenticchie la primogenitura al secondo. Noi che siamo qui, siamo tutti qui per i regali che abbiamo ricevuto. Tutto quello che la Chiesa è, lo riceve dal Buon Dio che la ama. Non dipendendo da meriti e conquiste. Questo è fonte di stupore. “Esultai quando mi dissero andiamo alla casa del Signore”. Anche la preghiera cristiana è stupore.

La sapienza della Chiesa povera, bisogna che noi un po’ la riscopriamo. La Chiesa povera, insieme a tutti i poveri. Chiesa che condivide la povertà. Lo splendore della chiesa è che voi siete qui perché avete un problema grossissimo. Con tutto quello che avete ricevuto… avete molto da restituire! Chi ha ricevuto poco, ha poco da dare.

Se uno non è amato fa fatica! 

Mi è capitato molte volte di essere chiamato da neonatologia, mi portano davanti ad una scatolina di vetro perché il problema che c’è dentro è troppo grosso. La legge consentiva che se uno ha un problema troppo grosso, appena nato, può fare dismissione di paternità. Quindi il Presidente del tribunale si fa cicogna e vede se c’è un tetto dove depositare questo problema troppo grande. Allora mi mettono uno scafandro verde… tutto è capitato con Carlino, bambino down, me lo sono portato via in un ospedale, me lo sono portato sotto la Madonna. C’era la messa della sera, mi sono messo i paramenti, ho messo la cesta sotto l’altare. “Mi è capitato questo bambino. Io me lo tengo io. Ma se trovate voi di meglio…”.  A quel tempo non c’era  un grande meccanismo di registrazione comunale. Nel mio stato di famiglia mi sono passati parecchi figli. Meno uno, che c’è ancora, sono durati poco. Perché qualcuno arrivava a prenderlo.

Questi piccolini hanno un problema. Carlino lo tenevano nascosto nelle camere delle culle con il vetro. Lui non aveva necessità. Ma il primario era preoccupato. Lui non è stato voluto. Lui ha imparato a mangiare da solo. Gli mettevano il biberon, lui girava la testa e mangiava. Si impara. Ma questa cosa poi la si paga. Perché uno fin dal principio ha bisogno di essere amato. Freud, che è ebreo eretico, ci piglia. Quando una amica resta incinta gli suggerisco sempre di dire “Son contento che vieni”. Perché si senta amato da subito, già da prima di nascere.

Ad un certo punto Carlino non è di nessuno. Impara a mangiare da solo. E’ una roba da matti. Quindi è chiaro che poi farà fatica. Se lo pigliate in casa, Carlino è un soggetto. La prima cosa che fa è che prende il vaso della zia e buttarlo per terra. Perché? Perché ha bisogno che tu gli vuoi bene lo stesso. E ha bisogno di essere il prediletto. Perché c’è un vuoto dietro. E c’è il bisogno di cercare di riempirlo.  

Io vado in carcere, non vado da 600 mascalzoni, vado da 600 persone che è certo che sono state amate molto meno di me. Perchè l’amore non è legato alla natura e non è parole. L’amore è un’esperienza. Non solo per la Bibbia. Se uno non è stato amato, fa una fatica!!! E siccome non è stato amato è più teso, più nervoso e farà stupidate, poi ne farà una più grossa e poi diremo che è un malfattore….

Amare perché siamo già stati amati diventa persino un lusso. Mai pari a chi ama senza prima essere stato amato. 

Voi siete qui, siete stati molto amati. Noi siamo stati molto amati, se no non saremmo a Bose. Noi viviamo con un debito. Tutto l’amore ricevuto dobbiamo restituirlo. Ho da restituire un sacco d’amore. Chi ci separerà dall’amore di Dio? Né questo, né questo, né questo. E quindi noi abbiamo esperienza della nostra povertà continuamente visitata dalla ricchezza. Ci è chiesto di pagare il debito. Diventa persino un lusso “amare perché siamo già stati amati”. Non sarai mai pari a chi ama senza prima essere stato amato…

Se hai 3 figli, vuoi bene a tutti e tre. Ma ne vuoi di più ad uno, perché funziona meno. Se funziona meno la tua testa è sempre lì. Ti fa impazzire ma se qualcuno dice qualcosa su di lui lo difendi. Perché è tuo. Siccome è in svantaggio è terribilmente tuo. A Bologna c’è un piccolo gruppo di donne, ormai con una certa età, che tutte le sere escono da casa per la città non prestissimo, verso 10.30 e girano perché hanno perso i loro figli... Sono persone scomparse. Scappati via, droga… non si sono più ritrovati. E le donne vanno a cercarli. Sanno che non li troveranno. Ma li vanno a cercare. Si vive d’amore.

La Chiesa è chiamata a questo. Non ad essere una Chiesa che semplicemente protegge i poveri, ma che scopre nella sua povertà questa ricchezza. Che riconosce il debito infinito. E’ per questo che se la chiesa è se stessa, è una fonte meravigliosa. Ha una molteplicità di energie… la cosa più grande che Dio ha regalato è l’amore…

Che nessuno se ne vada non perdonato

L’argentino piombato a Roma ha fatto saltare un sacco di libri studiati. La misericordia è che per quanto tu abbia fatto un guaio, l’amore di Dio è più grande del tuo guaio. Lui raduna un gruppo di preti e chiede: non ci sia nessuno, tra chi viene a confessarsi, che vada via non perdonato. Gli dicono, ascolta, ci sono 12 casi in cui… Lui non ha cambiato i libri… ma lui ha detto: che nessuno se ne vada non perdonato… è un debito infinito…

Se uno anche non ha la fede, ma ama, ha tutto. E’ il testo di Matteo. E’ un testo che noi a volte pensiamo per noi, ma è dedicato ai paganoni, ai buddisti, agli atei... Alla fine Gesù convoca tutti e gli fa discorsino: perché ho avuto fame, sete… ma quando mai ti abbiamo visto… ? Tutte le volte che l’avete fatto ai più piccoli… perché l’amore è più potente della fede. E c’è questa meraviglia, nella chiamata alla salvezza. Anche di chi non crede in Dio e in Gesù Cristo…

Io ho già due parrocchie. Dozza e Santorsola. Però sotto sotto ho una piccola parrocchietta di atei che si chiamano “gli atei e non” perché non proprio tutti sono atei. E ci vediamo una volta al mese, con regolarità. Uno deve proporre un tema per la volta dopo. Una volta soldi, donne, morte… c’è sempre un tema che si tratta. E ci vogliamo bene. Al punto che adesso loro vogliono che conosciamo l’arcivescovo. Bisogna che gli diciamo chi siamo. Io ce l’avevo da prima, gliel’ho detto al mio vescovo “Devo dire che da stasera frequenterò sempre cattive compagnie” e lui “Basta che non mi dici chi sono…”.  Quando ha smesso l’ufficio ormai i legami c’erano già. Siamo rimasti amici. Mi interessa molto. E’ una delizia di riposo. Sono fortunatissimo, ho 3 parrocchie meravigliose.

Una sera esce uno che fa un discorso, giusto, contro il suicidio assistito. Contro l’eutanasia. Che non sta bene. Però quando i vescovi mi chiedono: si pratica eutanasia dove sei tu? Io rispondo: Eutanasia non ne ho vista, fino a stamattina, accanimento terapeutico si, bestiale. Io ve lo dico, attenzione in ospedale, e se siete in un ospedale universitario, scappate! C’è la disumanizzazione della morte. Non ti lasciano mai crepare. Non curano il malato, curano la malattia. Ti dicono… “La scienza se no non andrebbe avanti…” “Va bene, ma con mia nonna no!, Io non la faccio animaletto da esperimento…”.

Labor vuol dire fatica. 

Una sera in automobile sull’ Appennino, io avevo 300 anni di meno, avevo 23 anni, mi stavo laureando in teologia, ero fidanzato con quella ragazza, facevo l’autista, in macchina c’erano 2 padri della costituzione. Si davano della giangia per quel primo articolo della costituzione. E quello a nord degli appennini diceva a quello che stava a sud: noi nordisti la capiamo più di voi, non la intendiamo solo in direzione marxiana di produzione di oggetti e servizi. Per noi il lavoro è più ampiamente e latinamente fatica. Labor vuol dire fatica. (Labor come quel vecchio presidente delle Acli, ho studiato le Acli ultimamente….).

E’ la fatica del bambino per imparare a scrivere, l’artista per perfezionare l’arte. Se tu mi incontri sulla porta dell’ospedale di Bologna, dici “Sono venuto a trovare mio papà” “Come l’hai trovato oggi?” “E’ un più brutto lavoro”. E’ la più brutta fatica. Per dire che il papà sta male. Che forse sta facendo la sua ultima fatica, si usa il termine lavoro, per quel lavoro lì.

La Repubblica è fondata sul lavoro, cioè sull'opera di tutti. 

Noi abbiamo capito meglio che è la repubblica è fondata sul lavoro nel senso che è fondata sull’opera di tutti, la società è viva perché tutti la edificano con la loro fatica, con il loro lavoro. In questa accezione il lavoro non è l’operaio e lo stipendio. E’ l’espressione della persona, è l’identità personale, è la sua opera positiva. Non sarà sempre retribuita, non sarà sempre produttiva. Il nonno non produce niente, ma che esempio dà…

Ultimamente mi è venuta voglia di fare una buona morte. Di morire bene. Perché grandi esempi in vita non li ho dati, posso però fare una buona fine. Quello può essere un lavoro. Tutto diventa prezioso. E tutto allora viene dalla parola lavoro, accolto, aiutato, compensato. E’ vero che se non avessi tanto ricevuto non avrei lavoro da fare. Se so di aver ricevuto, non posso che mettere in opera quello che ho ricevuto.

La mia maestra di seconda mi faceva fare la riga in mezzo alla lavagna, noi dovevamo segnare i buoni e cattivi. A sinistra i cattivi, perché i cattivi sono sempre a sinistra… Dopo però mio papà veniva a prendermi e diceva: chi hai messo tra i cattivi…? E, ma quello lì, però, ti ha dato la merenda quando tu l’avevi dimenticata… e tra i buoni…? Ma se è un carognino che mette la mano davanti quando scrive per non farti copiare… allora io sono andato in prima media pensando che ci fosse solo uno buono: Gesù. Poi viene il professore di religione e ti distrugge anche quello: non ti ricordi?  Che ha detto Gesù? Nessuno è buono, se non Dio.

Il lavoro certo, è un tema delicatissimo. E’ un disastro… se trovi lavoro per uno straniero i lavoratori italiani corrono a vedere se non stai rubando loro qualcosa… “Dai, tu non andresti a smerdare i fiumi, lasciagli il compensino… “. Ci metti un anno ad avere un permessino… ma uno che arriva dal Benin, che ha attraversato il deserto, che è un morto di fame e non è nella nostra concezione di lavoro, per lui dire che il lavoro inizia alle 8 è una cosa da matti. Per lui il giorno inizia quando inizia la luce. Dal paesino la corriera parte alle 4 del mattino. La gente va a dormire in piazza. L’autista si sveglia, Dà una suonata e salgono e si riaddormentano. Dire vieni a questa ora? Non vuol dire niente per loro…Avremmo bisogno di una legislazione speciale, provvisoria. E’ pazzesco pensare di inserirli nel nostro sistema produttivo.

Il lavoro esprime, dà un posto, riconosce. 

Il problema del lavoro è gravissimo. E’ fondamentale. Perché il lavoro esprime, dà un posto, riconosce. Nella crisi che abbiamo avuto, qual è la crisi più grave? I 50 enni. Un uomo di 45-50 anni, lasciato a casa dal lavoro, 9 su 10 non lo troverà più. E’ anche aumentato moltissimo il volontariato. Pur di non risultare inutile e trovarsi alle 10 di mattina davanti alla tv, fai qualsiasi cosa…. La moglie si è messa fare la badante al posto della badante. Ma io? Noi abbiamo avuto crisi. Abbiamo crisi di identità spaventose!

Questa vita così lunga… Bologna, sapete che è città più longeva del mondo. Siamo vecchissimi. Che vuol dire 9 vecchie e 1 vecchio. Quindi appartamenti grandi e vecchie che si aggirano appoggiandosi alle pareti. Stiamo cercando di dire… non è che quella mamma con il bambino che è arrivata… magari… il che vuol dire poi fare 3 telefonate al giorno, tramite i  volontari… “tutto bene? Tutto ok?” Serve che sia assistitissimo… perché il minimo incidente è un disastro… ma se riesce….

C’ho un sacco di grane giuridiche io in ospedale… perché se uno è vecchio i figli vanno 1 volta alla settimana a trovarlo. Ma gli hanno trovato una buona badante, che tra l’altro non è brutta. È anche affettuosa. Risultato: si innamora. Si indebolisce, viene in ospedale. Si avvicinano i tempi finali, la sposa. Mitra puntato di tutti parenti. Ma Giovanni è incosciente? Mio padre era presente? “Che ti devo dire? Io l’ho sposato seguendo le regole. Quella donna ha realizzato un rapporto sentimentale, che ti devo dire…. Essere vecchio è un atto difficile. Ma essere vecchi da soli è una grande impresa, per molti è insopportabile. Se c’è uno che mi vuole bene… se c’è una persona che mi vuol bene…nasce un legame”.

Il lavoro. Voi ve ne intendete più di me.. Parlo con voi. Il lavoro per voi non può non essere il tema principale.

A volte mi chiedo se il Papa non sia l’unico uomo politico del mondo. Gli altri fanno amministrazione. Lui fa politica. E un cristiano deve fare politica. Politica come la intende Dossetti e Milani, quella bisogna farla. Perché dice Dossetti che la politica è un’idea che ti viene e siccome ti viene non puoi tenerla per te, la devi comunicare. E se ami la tua gente devi fare in modo che quella idea buona si affermi. E’ un tuo dovere. Don Lorenzo, la gioia di fare una cosa, non da soli, ma insieme. E’ arte cristiana sublime. Questo Papa non scherza. Lui va tranquillo…

Lo scarto

Vi parlo dello scarto. Anche in italia? E perché, c’e ancora lotta di classe in Italia? No… ma voi vi ricordate una data importantissima della storia? 1 luglio 1949? Cos’è? In quel giorno i comunisti sono stati scomunicati. Essendo della bassa padana, io ho trovato molte volte donne che raccontavano “mio padre, quel primo luglio, ha detto loro - vado per l’ultima volta in chiesa. Portamici per il mio funerale”. Chiuso. Perché la lotta politica e l’antipatia ideologica superava la fede di tanta povera gente. Quella scomunica non è mai stata tolta. Ci hanno pensato i comunisti. Non c’è più nessun comunista… gli unici sono cattolici, eretici anche rispetto al marxismo…

La lotta chiede azione, inimicizia, affronto. 

La lotta chiede una azione, una inimicizia, un affronto. Adesso l’idea è lo scarto. Viaggio in una terra e in una metropoli del terzo mondo. In Tanzania, con il mio arcivescovo, perché non era stato ancora nella nostra missione. Si arriva alla città più grande, 4 anni fa’ aveva 2 milioni di abitanti, oggi 6, ma è una stia, nessuno riesce a contarli. Perché dalle campagna la gente scappa e… sono una cosa allucinante. Se volete avere un’idea di inferno… tu per uscire dalla città fai 20 km di miseria. Che ti fanno pensare alla capanna in montagna come ad un gioiello. C’è miseria assoluta. Questa però è l’anticamera dello scarto. Non c’è lotta, non c’è rivoluzione, non c’è più niente. Lo scarto inizia da lì.

Mi pare che possono essere questi 3 i principi su cui giocare le nostre alleanze.

Interventi:

Levati – il sindacato
Un giovane - oggi manca senso del dono ricevuto
Adriano Acli di Gallarate – costruire relazioni con le persone.
Paola: siamo anche datori di lavoro. Come vivere da cristiani, da politici, da cittadini questa fase?

Don Antonio Nicolini


Ti racconto Gesù 

Non si ricevono più buone notizie. Noi abbiamo pensato di abolire la dottrina e abbiamo pensato di sostituirla con “ti racconto Gesù”: Cioè sostituire quella sempre uguale con il racconto di Gesù che cambia, che sta succedendo… Se tu racconti del buon samaritano racconti di uno che ha un incidente e…

Ovviamente raccontare Gesù è molto delicato. Molto impressionante. Adesso un po’ arranchiamo ma continuiamo. Si impara dottrina ma non si ricevono buone notizie. Quando mi portano a battezzare sono piccoli…e io dico loro, adesso sbaciucchiateli, avvolgeteli di carezze, imparate a far vedere loro il vostro sorriso… crescano convinti di aver ricevuto un bene enorme.

L'amore è sempre di predilezione.

Papà va in paradiso, la mamma, vecchia, resta in valle. Il secondo genito ha i soldi e ci invita a Cena. Ha pagato tutto lui. Passiamo la sera a chiacchierare. Ma fatalmente, chiacchieriamo di famiglia. Poi della mamma che è invalida. Scopriamo cose che ha detto a tutti noi figli (4 figli suoi e 1 adottato). Lei, perfidamente, ha fatto in modo che, in tempi diversi, in modi diversi, ha detto ad ognuno, con delicatezza, che lei certamente amava tutti, ma "non amo nessuno come te. Tu sei proprio il prediletto". E l'ha detto a tutti! E noi, nel rifugio in montagna, lo scopriamo!  E pensiamo, e ci diciamo... "domattina la aggiustiamo noi". E invece... lei ci ha dato una strinata…soprattutto a me: “Così te, che fai il prete, non hai imparato molto, eh!” “Ma lo sapete o no che l’amore è sempre di predilezione? Non può mai essere generico…!”.

L’esperienza dell’amore, come l’esperienza dell’essere amati, deve essere fortissima. Quella stessa persona dovrà consegnare le responsabilità della vita a qualcun altro. Dovrà vivere la sopportazione del dolore, la paura. Ma prima serve che qualcuno mi abbia insegnato a respirare. Che mi abbia fatto sentire il profumo. Altrimenti come facciamo?

In tutto e prima di tutto non possiamo dire a uno che funziona male, non possiamo come prima cosa dire: “bisogna che tu cambi, bisogna che tu ti converta”. Uno è dentro nella merda fino alle orecchie, tu gli dici “bisogna che tu ti converta”, e lui che fa? Ci si tuffa di più!  C’è bisogno di dargli una roba bella, una roba buona. Se no lui resta dove è. Noi siamo una società espostissima a restare dove è.

Quando la comunicazione è scarsissima, è solo quella del dovere

L’immagine che mi turba è quando vedo una panchina con 4 persone, mi avvicino e vedo che nessuno sta conversando con un altro, ognuno sta con il suo bagaglio, non c’è conservazione. Sciagurati i genitori. Glielo danno a 4 anni e mezzo il cellulare ai bambini! C’è il rischio di scarsissima comunicazione in famiglia. E siccome la comunicazione è scarsissima è solo quella del dovere. “Mettiti il golf!” detto come se fosse una legge assoluta! Ma "mettiti il golf!" non può essere come “ama il tuo fratello”. Possibile che non ci sia una gerarchia di meccanica dell’amore?

Cosa vuol dire davvero ripensare il welfare

Noi siamo al top dei non sposati. Tutti fanno progetti per case dei soli. Noi rischiamo di essere tutti solitari. Per questo io ho inventato la casa per tutti. Con pochissimo successo. Rivolto a quelle coppie tremende, quelle nella fase in cui hanno già sbolognato i figli. Finalmente se ne sono andati. Finalmente siamo soli. E poi, dalla mia finestra, vedo due lumini in una finestra, poi altri due, poi altri due… sono tutti i due che mangiano la minestra. E lì viene l'angoscia. Perchè già supponi che di quei due poi ne resta uno. Perchè la vita è così, se non capita che vanno contro un palo assieme.

Ai figli non possiamo chiedere. Hanno una vita troppo complessa. Fanno fatica. La loro vita gli basta, non facciamo giudizi morali. Dobbiamo inventare qualcosa. Abbiamo avuto il terremoto, da ieri hanno iniziato a costruire qualcosa. Quanti bagni ci sono in ciò che ricostruiamo? 4? Ok allora  stiamo pensando a come si può fare una casa con 4 coppie. E  con anche una sala grande e una cucina grande. Una casa con spazi di ognuno. E spazi insieme. E poi ci organizziamo. Il lunedi magari andiamo tutti a mangiare dalla Giovanna, che fa buono il minestrone. Il mercoledi la pasta e fagioli dalla Luisa. Il giovedì... tutto dalle donne? Di solito è così. Perché poi quando va a finire che di lumino ne resta uno, di solito è il più forte, cioè lei. E di solito lei ha una capacità di ricostruzione più forte. Sa fare la pasta e fagioli. Non è poco. Ma se è lui che resta... è roba da matti. E' una situazione pietosa, sciagurata.... Ma dipende pure da te. Smettila di dire che siccome i ragazzi stanno a Roma, poi un giorno, farai un viaggio, che andrai in Spagna… ma fattelo sto viaggio in Spagna… fattelo, e fatelo insieme, in 5-6.

Se non risalta fuori il femminile torniamo, senza volerlo, a una Chiesa preconciliare

Dossetti mi fece capire che una delle forze più grandi è la visitazione. Le donne, se hanno un rapporto profondo, è infinito. Ma arrivarci a questo profondo… ‘na fatica. Le donne fanno fatica a lavorare insieme. Per l’ultimo anno da parroco, quando mi illudevo di andare in pensione, ho  chiesto un regalo, per i 74 anni (oggi ne ho 77) ho chiesto che la parrocchia fosse guidata dalle donne… Di fare un gruppo... Ci sono i ministri, ci sono i diaconi, diacono vuol dire servo… che problema c’è?

L'hanno fatto. Ed hanno avuto anche idee grandiose. Ad esempio,  perché non facciamo il giovedi santo in carcere? Abbiamo chiesto al direttore, ci ha dato 200 permessi, è stato bellissimo… E' stato tutto un anno bellissimo. Bellissimo di idee e di proposte, che facevano fiorire il femminile, cosa di cui c’è un estremo bisogno!

Però, alla fine dell’anno, quando io ero tutto contento, una settimana prima della fine, ho fatto una scoperta atroce. Ho scoperto che loro sono state bravissime, ma hanno fatto una fatica terribile! Che infinite volte hanno avuto voglia di dire basta. E di dirlo senza dirlo. "Abbiate pazienza, non posso… ho mio marito, ho gli impegni…". La fatica delle donne è più grande di quella che si vede.

Ma se non risalta fuori il femminile ritorniamo, anche senza volerlo, a una chiesa pre-conciliare. Ognuno ha i suoi doni. Il magnificat nasce quando è riuscito l’incontro tra due donne. Il magnificat non è un fatto privato. È la più bella poesia politica di tutta la Bibbia. C’è bisogno enorme di questo lavoro enorme…

Sul sito delle Acli Nazionali la registrazione integrale dell'intervento