martedì 29 maggio 2018

Storie di famiglia


Ogni famiglia ha le sue storie. Nella nostra, tra le altre, c'è quella del bis nonno Attilio.

Sindacalista, socialmente impegnato, rifugiato in Svizzera per motivi politici sul finire del secolo (800). Costruttore, nel senso di maker anzitempo (c'era un bellissimo schiaccianoci originale in ferro, che girava a casa della Nonna Maria, attribuito a lui). Inventore di un modellino di teleferica (che Andrea da bambino ha ammirato e rimirato a lungo) che si dice sia stato brevettato a Berna, con un brevetto poi abbandonato, pare, per impossibilità di continuare a pagarlo.

Le storie di famiglia, però, non si sa mai quanto siano vere del tutto. Spesso i ricordi si mischiano a suggestioni personali e miti famigliari. Non è mai facile stabilirne il confine, quando tutto è condito con gli affetti e i passa parola tra generazioni.

Alla Comunione di Marta esce, per l'ennesima volta, il discorso. Ma stavolta c'è il Giuliano (famiglia ramo Frulli) che tornato a casa verifica sull'archivio del Corriere della Sera e porta una prima prova di incrocio tra grande storia e piccola storia.


Maggio 1898. Moti popolari. La protesta arriva anche a Luino (che in quel periodo è provincia di Como). 
A Luino dimostrazioni per il pane. Un gravissimo conflitto.
Nel pomeriggio di ieri (9 maggio 1898 ndr) una folla di operai dei vicini stabilimenti di Creva si radunò davanti al Municipio di Luino per chiedere che il prezzo del pane venisse ridotto a cent. 30 al chilogrammo per le classi meno abbienti. (...). Infine la folla si recò anche a Germignaga ed anche colà chiese ed ottenne che il prezzo del pane venisse ridotto a 30 cent. Così finì tranquillamente la prima giornata, senza che occorresse l'intervento della forza e senza disordini. (...).
Stamane (10 maggio 1898 ndr) gli operai si radunarono nuovamente in numero maggiore di ieri (...) , Malgrado le raccomandazioni fatte dagli assessori e dal sindaco di sciogliersi, la folla, nella quale vi erano moltissime operaie, si riversò invece verso la caserma dei carabinieri, in cui esistono le carceri. La folla era inerme e ad alte grida chiedeva che venisse liberato un operaio arrestato qualche giorno prima. (...) La folla iniziò a battere sulla porta. Allora uscirono guardie e carabinieri e dopo aver tentato di disperdere la folla colle baionette, fecero fuoco a salve e poscia avvennero due raffiche a pallottole a bruciapelo. 
Purtroppo fu eccidio. Un giovanotto e una ragazza morirono quasi subito sulla via. Un'altra donna spirò verso le 17, all'ospedale dove giacciono molti feriti, tra i quali 3 o 4 agonizzanti. Si calcola che i feriti siano circa 40 e non pochi gravi. 
Sempre sul Corriere della Sera è riportata la sentenza del Tribunale di Guerra di Milano (voluto da Bava Beccaris) per gli episodi di quei giorni:

Tribunale di Guerra di Milano - 53 accusati per i fatti di Luino
Prende la parola il PM sostituto avvocato Torre, sostenendo che la maggior parte degli accusati deve rispondere del reato di associazione delinquere e gli altri di quello di eccitamento all'odio di classe. Divide gli accusati in più gruppi: 
  • Promotori e caporioni: Menotti, Baroggi, Marchetti (latitanti) e Rota, Besozzi, Nobili (presenti). Per questi viene fatto domanda di 6 anni di reclusione. Battaglia: caporione speciale perché "concorso a formare l'ambiente dal quale partì la scintilla dei disordini". Domanda di 20 mesi e 3.000 lire di multa. 
  • Associati a delinquere. Bassano, Catteneo, Maria Liborio, Zetti. Chiesti 4 anni di reclusione. 
  • Propagandisti: Cerutti. Chiesto 3 anni di reclusione. 
  • Coloro che si recarono al carcere per chiedere la liberazione dell'arrestato: da 18 mesi a 30 mesi di reclusione. 
  • Coloro che NON si recarono al carcere ma parteciparono alla dimostrazione del 9 e del 10. Chiesti 6 mesi di reclusione. 
  • Tutti coloro che parteciparono solo alla dimostrazione del 9. Chiesti 6 mesi di reclusione. 
Fino a qui, nessuna citazione esplicita che permetta di verificare la presenza del nonno e il grado del suo coinvolgimento. Poi il giornale prosegue con il resoconto della posizione della difesa che "dimostra che per la maggior parte degli accusati mancano prove specifiche atte a ritenerli responsabili e discutono dell'ambiente speciale e di odii personali e passioni politiche in cui il percorso si è istituito".  Chiede quindi, per molti di loro, l'assoluzione. La sentenza finale prevede: 
  • Nobili Luigi 5 anni di reclusione 
  • Rota Giuseppe, Fontana Angelo, Bassano Paolo e Catteno Giuseppe 4 anni 
  • Cappelli Giuseppe, Vedani Giovanni 3 anni 
  • Pavesio Alfredo 30 mesi 
  • Vanetti Ambrogio, Cerutti Giuseppe, 2 anni 
  • Besozzi Alfredo, Di Borio Maria, Zeppi Angelo, Colombo Arturo, Piana Giovanni, Ponti Natale, Maggioni Sulle, Previo Benigno, Casiraghi Giuseppe, Pisoni Andrea, Ferrari Giuseppe, Sala Carlo, Vasconi Pietro, Graffietto Giuseppe, Quattro Oreste, Gianchetta Gaspare, 18 mesi 
  • Cappelli Medardo, Eusebi Cesare, Mazzola Flaviano, Melchiorri Ugo 15 mesi 
  • Quadri Federico 9 mesi 
  • Alberà, Deranini, Natale, Brambilla, Derossi, 6 mesi e 100 lire 
  • Salina Lorenzo 6 mesi e 200 lire 
  • Andretti Elia, Arnaboldi Emilio, Piazza Carlo, Badi Severino, Verga Enrico, Bergozi Enrico 4 mesi  100 lire 
  • Battaglia Tito 3 mesi e 2000 lire 
  • Passera Gaetano  Panozzo Felice 3 mesi e 50 lire 
  • Ossola Dante a 75 giorni e 41 lire 
  • Mocciardini Francesco 45 giorni e 25 lire 
  • Masera Eustorgio, Fusani Filippo, Sartori Vittore, Angeloni Angelo, Catteneo Pietro, Tarenghi Luigi assolti.
E poi un ulteriore capoverso:
"Vianini Alberto, Battaglia Giuseppe, Villa Attilio, Salina Luigi, Barozzi Camillo, Ganda Guglielmo, Marchetti Francesco, Marchetti Maria, Menotti Pietro e Ruffinoni Emilio, latitanti, condannati a 10 anni il primo e 8 anni di reclusione tutti gli altri". 
Nella foto, in alto, i rivoltosi di Luino portati a Milano per il processo. La foto è  inclusa in una ricostruzione storica che dettaglia anche meglio gli episodi La rivolta del pane - Unione degli Industriali della Provincia di Varese.

Tra le persone nella foto il (bis) nonno Attilio non c'era. Perchè, appunto, era scappato, prima sull'altra sponda del lago e poi in Svizzera. Ma, dice la ricostruzione, "particolare scalpore e pena fece lo spettacolo dei prigionieri, molti dei quali feriti anche gravemente, che vennero tradotti per il processo al Castello Sforzesco facendoli camminare per Milano ammanettati due a due in corteo, anzichè in carrozze chiuse, come era consuetudine". I condannati vennero poi incaricerati a Finalborgo (Savona) e l'unica donna fu rinchiusa nel carcere di Torino. Vennero poi  liberati, alcuni grazie ad un indulto parziale del dicembre 1898, altri nel giugno 1899, grazie ad un indulto generale in occasione della festa dello Statuto Albertino).

Tra i fuggitivi in Svizzera, oltre al (bis) nonno Attilio c'era anche Giuseppe Battaglia, che nelle cronache luinesi successive è riportato anche per altri motivi. Era un industriale e spesso partiva per viaggi all'estero. Nel 1917 si trovava a Pietrogrado e tenne un "diario dal vivo" dei giorni della rivoluzione che è arrivato fino a noi. Battaglia – Pietrogrado 1917 (814kB)

A questo punto la conferma c'è. E da qui parte anche la curiosità di verificare il resto delle informazioni sul nonno, riscoprire Germignaga e Luino di quei tempi, contestualizzare quegli episodi e di ricostruire il profilo di questo (bis) nonno che, tra l'altro, pare sia stato un adulto di riferimento molto presente e molto significativo nella vita di papà. In contemporanea sarebbe bello ripercorrere la storia del nonno Cesare. Che ognuno di noi viene dall'intreccio di più vite vissute...

Non so se mai diventerà un reale progetto. Per ora resta un fare memoria. E un condividerla.





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